Lutto nell'Arma nei carabinieri per la morte, avvenuta ieri pomeriggio, del comandante della stazione di Tolmezzo Paolo Straulino, 49 anni, sposato e padre di una figlia: il militare è stato trovato senza vita dai colleghi nei pressi del lago Cavazzo dopo essersi suicidato con la pistola d'ordinanza. Era seduto nella sua auto in una zona boschiva. E' lì che l'hanno trovato i suoi colleghi che lo cercavano da ore.

Originario della Carnia, Straulino avrebbe compiuto 50 anni il prossimo 25 luglio. Il militare era entrato nell’arma dei Carabinieri nel 1991 dopo essersi specializzato in Sardegna. Dopo un periodo trascorso al Nucleo operativo dell’Arma dei carabinieri di Venezia, era tornato in Friuli. Per dieci anni, dal 2004 al 2014, era stato il responsabile della stazione dell’arma di Villa Santina ma da cinque anni comandava la stazione del capoluogo di Tolmezzo, incarico che tuttora stava ricoprendo.

Info Difesa, sito specializzato che si occupa del lavoro di forze dell'ordine e forze armate, ha commentato: "Nel silenzio dei media, continua la strage silenziosa degli appartenenti alle Forze di Polizia, numeri che stracciano ogni statistica e che dovrebbero far capire che il problema non è solo di natura familiare o economico, è un malessere più profondo e inascoltato". In merito al gesto estremo di Straulino: "Non si conosce, al momento, la causa del gesto. I suicidi si susseguono con una cadenza impressionante. Una strage trasversale che interessa uomini e donne di tutte le realtà del comparto sicurezza e delle forze armate. Il 2019 è stato un devastante pere Forze di Polixia con oltre 60 suicidi. Purtroppo anche il 20120 è iniziato con questo trend negativo, soltanto pochi giorni fa un finanziere si è tolto la vita. Numeri allarmanti, in percentuale doppi rispetto alla popolazione italiana, ma anche nettamente superiori a Paesi analoghi al nostro. Inferiori solo alla Francia, dove il fenomeno dei suicidi costituisce una vera e propria emergenza".

Poi il duro attacco ai vertici delle forze di polizia, che "non perdono occasione di sostenere che non esiste una linea di demarcazione netta tra la dimensione personale dei lavoratori di polizia e quella professionale, ma anche di riaffermare la tesi secondo cui ‘il rischio fa parte del nostro mestiere'. Il rapporto di lavoro è ancora legato al concetto di ‘appartenenza', è così che vengono definiti lavoratrici e lavoratori di polizia. I poliziotti sono solo parte di questa società, appartengono a qualcosa o a qualcuno che, però, non si prende cura di loro. Sono elementi di una relazione estremamente destrutturante che, se non spiega la fenomenologia del disagio nel suo complesso, ne alimenta gli effetti negativi".