L’imprenditore di 48 anni Mirco Righetto è stato condannato a 18 anni di carcere per aver ucciso la moglie, la colombiana Nidia Lucia Loza Rodriguez, il 12 aprile di un anno fa nella villetta di Camisano (Vicenza). La procura aveva chiesto una condanna a 30 anni, tuttavia il giudice del tribunale non ha riconosciuto l'aggravante della crudeltà e in virtù della riduzione di pena concessa per il rito abbreviato, la condanna è stata decurtata di un terzo. ‘Sconcerto' è stato espresso dagli avvocati dei familiari della vittima che puntavano a una pena severa per quelle 34 coltellate.

Il delitto

Il 47enne padovano, ex rampollo di una famiglia bene dell'imprenditoria vicentina e titolare di un’azienda di serramenti confessò il delitto nell'immediatezza dei fatti, quando ai carabinieri della locale caserma disse: "Ho ucciso mia moglie, voleva portarmi via la bambina". Poco prima di consegnarsi, Righetto aveva chiamato sua madre per chiederle di prendersi cura della figlioletta di tre anni, senza accennare a quanto accaduto. Proprio l'affido della piccola, nata dal matrimonio con Lucia, sarebbe stato il movente dell'omicidio.

I trascorsi: droga e fallimenti

Righetto, reduce dal fallimento dell'impresa di famiglia e da un lutto subito in giovanissima età, ha anche la dipendenza dalle droghe, un problema con cui ha combattuto durante un lungo ricovero in una comunità di San Patrignano e che lo ha portato più volte a eludere la legge. Dieci anni prima del delitto, infatti, l'imprenditore era stato denunciato per aver rapinato una prostituta.  Dopo quei trascorsi un periodo di relativa serenità: l'amore, durato diversi anni, con Lucia, il matrimonio e la nascita della figlioletta avevano fatto da cornice a un cambiamento di stile di vita.

L'alterego

In quegli anni Righetto aveva trovato anche il tempo di coltivare le sue ambizioni letterarie. ‘La scatola nera', una raccolta di poesie era stato il suo libro d'esordio, al quale poi sarebbe seguito ‘Anime col Rasoio‘, un romanzo che ha come protagonista l'alterego di Righetto, Marco Redde. Un tentativo di riscrivere la realtà che lo stava schiacciando, tanto che, secondo quanto egli stesso raccontò ai carabinieri, sua moglie si era decisa a lasciarlo a seguito dell'ennesima lite per gelosia.