In attesa di conoscere i nuovi colori delle Regioni, che saranno resi noti tra domani e sabato dopo i dati del monitoraggio settimanale della Cabina di Regia, le istituzioni locali sono al lavoro per cercare di capire se e quando adottare misure restrittive a livello locale dove il virus sta correndo più velocemente, complice anche la circolazione delle varianti del Covid-19. Brescia e parte della sua provincia sono già diventate zona arancione scuro, zona rossa invece Perugia, Chieti e Pescara, mentre ad Ancona si è deciso di varare una serie di provvedimenti che limitano gli spostamenti senza tuttavia optare per il blocco totale. Ma anche altre città e capoluoghi di regione, complice l'impennata di nuovi casi degli ultimi giorni, potrebbero dover far i conti con misure più stringenti per fermare il contagio. Ecco, di seguito, alcune ipotesi.

Bologna

Tra le città che preoccupano di più c'è Bologna. In Emilia Romagna, che si trova in zona arancione, già 14 comuni distribuiti tra la provincia di Imola e quella di Riccione sono finiti in fascia arancione rinforzato, con provvedimenti ancora più stringenti come lo stop alle scuole dalle elementari alle superiori. Ma è di oggi la notizia che anche per l’area metropolitana di Bologna si adotteranno misure più severe per contenere i contagi anche in considerazione della circolazione della cosiddetta variante inglese del virus, come ha annunciato l’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini. L'area metropolitana di Bologna sarà in zona arancione scuro dal 1 marzo per le scuole e dal 27 febbraio per tutto il resto.

Roma

Nelle ultime 24 ore la provincia di Roma ha fatto registrare 929 diagnosi di positività al virus. È la prima in Italia, insieme a quella di Napoli, ad aver fatto segnare un aumento così consistente di casi, complici probabilmente quelli collegati alle varianti inglese e brasiliana che sono state individuate in alcune scuole della Capitale. In realtà, tutto il Lazio potrebbe passare dalla zona gialla a quella arancione anche sulla base di quanto sta succedendo in provincia di Frosinone. Qui i dati dell'ultimo monitoraggio Gimbe parlano di un netto aumento dei casi: l'incremento percentuale del numero dei contagi rispetto alla settimana precedente è tra l 6 e il 7 per cento. Il tasso di incidenza è compreso tra i 350 e i 400 casi ogni 100mila abitanti, rispetto ai circa 200 delle altre province. In alternativa, potrebbe essere deciso il passaggio in zona arancione rafforzato solo per la zona di Frosinone, ma la situazione è in evoluzione e l'ultima parola spetterà solo al ministro della Salute, Speranza.

Napoli

"È chiaro che i contagi stanno salendo ed è verosimile, se continuano a salire, che ritorneremo, mi auguro per un periodo limitato, in una zona rossa". È quanto ha dichiarato questa mattina il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, a radio Crc analizzando l'andamento dell'epidemia da covid a Napoli e in Campania, che già da poco meno di una settimana si trova di nuovo in zona arancione. In effetti, la provincia di Napoli è quella che nelle ultime 24 ore ha fatto registrare il maggior numero di casi in tutta Italia: +929 unità, come quella di Roma. L'aumento di casi è stato confermato anche dall'analisi settimanale della Fondazione Gimbe, che ha decretato che la Campania prima regione italiana per cittadini attualmente positivi al Coronavirus: sono 71.830. Secondo i dati attuali, dunque, la Fondazione Gimbe colloca la Campania in zona rossa, a causa dell'incremento di casi superiore alla media nazionale.

Milano

Anche Milano e la Lombardia tutta rischiano di tornare in zona arancione. La provincia di Brescia, dove molti comuni sono in zona arancione scuro, è la seconda provincia lombarda con più positivi al Covid-19, secondo quanto emerge dal bollettino della Regione di ieri. In testa c'è proprio Milano con 532, di cui 223 solo in città. Qui in una settimana i contagi sono aumenti di oltre il 40% complice anche la diffuse delle varianti. Al terzo posto c'è Varese con 425 nuovi contagi. In particolare in quest'ultima è stata trovata la più rara e temuta variante scozzese, su cui non c’è ancora certezza sulla protezione offerta dal vaccino. Insomma, numeri non positivi che avvicinano Milano e la Lombardia a misure più restrittive.