Truffa dei lingotti d’oro, il giudice cambia rotta: i 22 milioni andranno ai creditori raggirati e non allo Stato

Il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Milano Rossana Mongiardo ha corretto la motivazione della sua sentenza, emessa il 5 febbraio scorso nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa di 22 milioni dei lingotti d'oro: la rivisitazione, formalizzata con un'ordinanza del 18 febbraio, rappresenta una svolta decisiva per le cinquemila vittime del raggiro: i 22.934.861 euro sequestrati – anziché 22.934,861 – saranno infatti destinati prioritariamente al risarcimento dei creditori truffati, e non alla confisca a favore dello Stato.
La maxi truffa è stata orchestrata dalla Global Group Consulting, società finanziaria che tra il 2020 e il 2025 ha raggirato migliaia di risparmiatori in tutta Italia, concentrati principalmente in Trentino, Veneto e Lombardia: Stando a quanto emerso nel corso delle indagini gli indagati convincevano le loro vittime a investire i loro risparmi comperando lingotti d'oro e promettendo loro un tasso di remunerazione fisso del 4% (48% all'anno), derivante da presunti investimenti nel comparto farmaceutico. Investimenti in realtà mai effettuati.
Il presunto regista dell'operazione sarebbe Samuel Gatto, 41 anni, attualmente latitante insieme alla moglie Stefania Conti Gallenti, 40 anni, manager della finanziaria finita sotto inchiesta. La coppia, che ha iniziato la fuga a gennaio dello scorso anno, è difesa da due legali d'ufficio.
L'indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Milano e dalla Procura del capoluogo meneghino ha portato all'arresto di cinque dirigenti della società, che il 5 febbraio hanno patteggiato le rispettive pene: il pavese Giorgio Maria Marone ha concordato con le pm Giancarla Serafini e Francesca Celle una condanna a tre anni e dieci mesi, il veronese Nicola Meneghetti a tre anni e sei mesi, Moreno Alestra a tre anni e due mesi, l'alessandrino Valerio Tirelli a tre anni e tre mesi e Giovanna Pietra Deledda a due anni e undici mesi.
Il ripensamento del giudice – di cui dà oggi notizia il Corriere della Sera – si è concretizzato dopo varie istanze di correzione presentate da alcuni avvocati di parte civile. Nell'ordinanza, la dottoressa Mongiardo precisa che "il vincolo conservativo sulla somma di 22.934.861 permanga sui beni e sulle somme sotto sequestro conservativo che resteranno espressamente riservati alla soddisfazione dei crediti dell'Erario e delle parti civili, questi ultimi per come accertati nella competente sede civile".
La decisione fa riferimento al sequestro conservativo disposto il 25 settembre 2025 dal gip Alberto Carboni. Gli investigatori della Guardia di finanza di Milano, insieme ai colleghi di Trento, hanno recuperato beni per oltre 22 milioni tra conti correnti, proprietà mobiliari e immobiliari appartenenti ai sette imputati. Il patrimonio sequestrato include auto di lusso come Maserati e Mercedes, 876 bottiglie di vino, alcune decine di lingotti d'oro, 288 tra quadri e orologi, borse griffate, iPhone e persino una valigetta di lusso per champagne Louis Vuitton del valore di 25mila euro.