“Stretta securitaria rende le carceri meno sicure, nel 2025 aumentano suicidi e aggressioni”: il bilancio di Antigone

Sovraffollamento e sofferenza psichica stanno trasformando le carceri italiane in bombe pronte a implodere. In Italia, alla fine di novembre 2025, erano detenute oltre 63 mila persone, quasi 2 mila in più rispetto a un anno fa, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti. Il tasso di sovraffollamento nazionale ha raggiunto il 138,5%, con punte superiori al 200%. Dati che si riflettono direttamente sul benessere di tutte le persone coinvolte nel sistema carcere: detenuti, operatori, e forze di Polizia. Sono i numeri del bilancio di fine anno dell'associazione Antigone.
"Ci troviamo davanti a una situazione grave e pesante che dura da un po' di tempo, ma nel 2025 il logoramento delle carceri si sta riflettendo anche sulle persone. È il risultato della stretta securitaria del Governo che ha reso le carceri meno sicure per tutti", lo spiega a Fanpage.it Alessio Scandurra, coordinatore nazionale dell'area adulti dell'Osservatorio Antigone.
Nel 2025 si contano 238 decessi in carcere, di cui ben 79 suicidi. Cosa ci dicono questi dati?
Il suicidio è sempre un gesto individuale, l'esito di una situazione di sofferenza personale su cui è difficile fare statistiche. Per noi, si tratta della punta di un iceberg molto più grande, basti pensare che gli autolesionismi sono cresciuti tanto – in media 16,7 atti ogni 100 detenuti – così come le aggressioni tra detenuti e anche nei confronti del personale. Sono tutti indicatori di una tensione in aumento.
A cosa si deve questo peggioramento?
I problemi sul tavolo sono sempre gli stessi ormai da un po' di tempo, però oggi rispetto a prima cresce il sovraffollamento. Di fatto, la capienza negli istituti è in calo, e questo comporta un iperconsumo delle strutture, con tutti i problemi che ne conseguono: per fare le ristrutturazioni bisognerebbe spostare i detenuti da un'altra parte, ma in una stagione di sovraffollamento questo non è possibile, quindi questa cosa non si fa. La cella, e a volte l'intera sezione, diventa invivibile e alla fine si chiude comunque Da qui la nascita delle tensioni, perché non sono solo gli edifici a logorarsi, ma anche le persone. Stiamo perdendo posti detentivi, mentre il Governo sbandiera numeri fantasmagorici di crescita.
Il 2025 è stato l'anno del lancio del piano carceri da parte del governo Meloni con 864 nuovi posti. Nel vostro bilancio però si segnala una perdita effettiva di 700. Chi ha ragione?
Il sovraffollamento delle carceri è strutturale, è un dato di fatto. Lo stesso vale per i grandi piani di edilizia penitenziaria: non hanno mai prodotto nulla di utile. L'esperienza ci insegna che lo stanziamento di questi fondi è il modo più semplice di fare promesse. Nella migliore delle ipotesi ne beneficeranno i detenuti del 2035, ma noi abbiamo l'urgenza oggi, nel 2025 e 2026, e non si fa nulla. Anzi, la situazione peggiora a causa della stretta securitaria voluta sempre da questo Governo.
Però il problema carceri esiste da tempo in Italia, a prescindere dal colore del Governo.
Sì, ma questo Governo ha deciso di interpretare questa situazione come un'emergenza di sicurezza. Quindi, negli ultimi due anni il carcere si è chiuso sempre di più. Ci sono tante nuove regole e nuove circolari, tutte orientate a una maggiore rigidità del sistema. Noi conduciamo regolari ispezioni negli istituti, io stesso li frequento a questo scopo, e osserviamo che da quando è iniziata questa tendenza i numeri degli incidenti di ogni tipo sono aumentati. Il carcere è diventato meno sicuro perché iper-securizzato. L'impressione è che questa strategia stia facendo aumentare le tensioni, e siccome il carcere è un contenitore ermetico dove tutto si deve consumare all'interno, quelle tensioni non possono che esplodere. Le vittime diventano gli altri detenuti e il personale. Questa strategia di chiusura e di irrigidimento sta facendo più danni che altro, e dopo due anni i numeri lo dicono chiaramente: aumentano gli autolesionismi e le aggressioni, quindi evidentemente non è questo il modo di affrontare questa stagione di crisi, e il Governo dovrebbe prenderne atto.
Anche per quanto riguarda la giustizia minorile c'è stata una stretta dopo il Decreto Caivano. Cosa è cambiato per i minori detenuti?
Si continuano a tagliare i fondi per la giustizia minorile, uno dei settori più in crisi del sistema giustizia italiano. I giovani nelle carceri minorili sono pochi al momento, ma il loro numero sta aumentando, proprio per effetto del Decreto Caivano, e il sistema non era materialmente pronto. In un caso abbiamo trovato un materasso per terra. Quindi stupisce che questa Manovra per il secondo anno di fila tagli i fondi proprio alla giustizia minorile.
Destinare risorse alle carceri significa però distoglierle da altri obiettivi.
Sì, e dobbiamo farlo per due ragioni. Una di natura etica, e l'altra pragmatica. Parlando in termini pratici, la stragrande maggioranza delle persone detenute prima o poi esce. Ad oggi, il nostro sistema penitenziario registra un tasso di recidiva tra il 60 e il 70%, vuol dire che le persone in carcere ritornano più volte, e questo non è nell'interesse di nessuno. Non è nel loro interesse, e neanche dei cittadini che poi diventano le vittime dei loro reati. In più, tutti paghiamo questo sistema molto costoso. Sarebbe nell'interesse collettivo che il carcere facesse quello che prevede la legge: costruire percorsi di reinserimento. Le risorse però sono immensamente inadeguate sia nel carcere che fuori, perché non esiste un vero sistema con le aziende e le cooperative. Tutto è lasciato alla buona volontà individuale.
E qual è il motivo etico?
I diritti fondamentali su cui è costruita la nostra convivenza civile, la nostra carta costituzionale, valgono per tutti. I diritti umani non sono un privilegio: o appartengono a tutti, oppure sono un'altra cosa. Si tratta di una questione di principio importante soprattutto oggi, nei paesi democratici. Questa è una battaglia da combattere, non è una realtà da accettare.