olindo romano e rosa bazzi

Ennesimo no alle difese di Olindo Romano e Rosa Bazzi i due coniugi condannati all'ergastolo per la strage di Erba. La corte di Cassazione, ha respinto la richiesta di accertamento su nuovi reperti, respingendo il ricorso degli avvocati che rappresentato Bazzi e Romano. Anche i giudici del Palazzaccio, come quelli della Corte d'assise di Como, che si era espressa nel febbraio scorso, si sono pronunciati contro i nuovi esami. Ennesimo buco dell'acqua, dunque, per la difesa che aveva impugnato la pronuncia con cui la Corte d'assise di Como. "Ora attendiamo il deposito delle motivazioni della Corte – spiega l'avvocato Fabio Schembri – per vedere se in quelle i giudici indicheranno comunque una possibile soluzione per analizzare questi reperti. Noi vorremmo sapere una volta per tutte su quali ‘armi' possiamo contare per chiedere la revisione a cui stiamo lavorando". Olindo Romano e Rosa Bazzi stanno scontando la loro pena in due carceri di Milano: lui nel penitenziario di Opera, sua moglie in quello di Bollate.

La strage risale al 11 dicembre 2006, quando i vigili del fuoco intervennero per un incendio in uno stabile a Erba (Como), scoprendo nell'appartamento in fiamme quattro cadaveri tra cui quello di un bambino di due anni. Le vittime, Paola Galli (60 anni), Raffaella Castagna (30 anni), Youssef Marzouk (2 anni) e Valeria Cherubini (55 anni), erano morte per accoltellamento e non per le conseguenze dell'incendio. Scampato alla furia degli assassini per miracolo, Mario Frigerio, marito di una delle vittime, riconobbe in Olindo Romano e Rosa Bazzi, residenti al piano terra del palazzo, i responsabili della strage. Movente del massacro, una serie di denunce e controdenunce tra le famiglie Romano – Bazzi e i Castagna. Da anni le difese di Olindo e Rosa tentano la carta della revisione del processo puntando proprio sull'analisi di alcuni reperti.