Gilberto Cavallini, ex membro dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari, organizzazione eversiva di stampo neofascista) è stato condannato all'ergastolo dai giudici della Corte D'Assiste di Bologna. Cavallini era imputato per la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna per la quale sono già stati condannati in via definitiva Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini, come esecutori materiali. Cavallini, invece, era  accusato di aver fornito supporto logistico all'attentato. L'imputato non era in aula: alle 15.05 è tornato a Terni, dove è detenuto in regime di semilibertà. Erano presenti invece una trentina di familiari delle vittime, tra i banchi del pubblico, che hanno accolto la sentenza in maniera composta. Nei confronti dell'ex Nar è stata anche disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 100mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente di primo grado o il coniuge; di 50mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente di secondo grado o un affine di primo o secondo; di 30mila euro in favore delle parti civili che hanno perso un parente o un affine di grado ulteriore; di 15mila euro in favore di ogni parte civile che abbia riportato lesioni in proprio e di 10mila euro in favore di ogni parte civile che abbia un parente che ha riportato lesioni.

I familiari delle vittime: "Sentenza ci rende giustizia"

"La sentenza non cancella gli 85 morti e i 200 feriti, ma rende giustizia a noi familiari delle vittime che abbiamo sempre avuto la costanza di insistere su questi processi". È il primo commento dei familiari delle vittime della Strage di Bologna, per voce della vicepresidente Anna Pizzirana, alla sentenza che ha condannato all'ergastolo l'ex Nar Gilberto Cavallini. La difesa Cavallini aveva dichiarato che 40 anni dopo è inumano condannare una persona: "No, non è inumano, perché hanno condannato anche quelli della Shoah dopo 70 anni, non vedo perché debba essere inumano. E' una giustizia che viene fatta ai familiari delle vittime, per la nostra perseveranza. E, se le carte processuali lette, rilette esaminate da questa Corte hanno stabilito così è una sentenza corretta", ha detto Pizzirani. Per Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione familiari delle vittime della strage di Bologna, "la sentenza apre nuovi scenari a indagine. Sono soddisfatto – ha detto – un grande contributo è giunto dalla digitalizzazione degli atti".

La difesa di Cavallini: "Non voglio pagare per un reato che non ho commesso"

Nella sua testimonianza in aula l'ex terrorista nero ha dichiarato: "Sono in carcere dal 12 settembre 1983, ho perso il conto dei giorni, sono anni di galera che mi sono meritato, non lo contesto, li ho scontati tutti, sono pronto a scontarne ancora, la cosa non mi piace però lo accetto, perché comunque credo di avere fatto delle cose per le quali queste condanne siano state meritate. Quello che non accetto è dover pagare per quello che non ho fatto, non solo in termini carcerari ma anche di immagine e di credibilità", ha detto Cavallini nella sua deposizione prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio per decidere la sentenza. "Noi, con i miei compagni di gruppo, tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto alla luce del sole, a viso scoperto, lo abbiamo rivendicato, l'abbiamo pagato, ci siamo resi conto tutti che è stato tutto inutile e comunque sbagliato, in qualche maniera abbiamo cercato di riparare, chi più chi meno con i mezzi che poteva e, a questo punto, e non da oggi, trovarci ancora a dover subire la mistificazione della nostra storia è una cosa che io non posso accettare" ha aggiunto.

"Non accetto la falsificazione della nostra storia – ha detto Cavallini – . Tutto il resto non ci appartiene. Abbiamo lasciato in mezzo alla strada molte vite umane, anche di nostri camerati e amici. Se voi pensate che dei ragazzini di poco più di 20 anni siano gli esecutori di ordini di gruppi di potere come la P2 o la mafia, fate un grosso errore". E poi: "Non fate un servizio al Paese e alla verità. Non mi lamenterò qualsiasi cosa decidiate. Ma una mia condanna sarebbe sbagliata. Noi non abbiano da chiedere perdono per la Strage. Sono pentito di quello che abbiamo fatto, ma né io né i Nar dobbiamo abbassare gli occhi per quanto successo a Bologna il 2 agosto 1980". Ai familiari delle vittime della strage Cavallini ha detto: "Sono profondamente colpito come loro da quello che è successo e mi dispiace profondamente, ma non mi posso pentire di quello che non ho fatto. Mio padre è di Crevalcore, i Cavallini vengono dal bolognese. E la famiglia di mia madre è di Caorso, nel piacentino. Famiglie di una volta, contadine, quindi numerose. Potete immaginare quanti parenti avevo nel bolognese e in Emilia-Romagna nel 1980 che quel giorno avrebbero potuto trovarsi alla stazione di Bologna? Per andare al mare o in vacanza? Sarei stato un criminale triplo, se avessi colpito non solo innocenti ma anche famigliari".

La richiesta della Procura: ergastolo

Nei confronti di Gilberto Cavallini la Procura di Bologna aveva chiesto l'ergastolo. Per il pubblico ministero Enrico Cieri “un delitto come questo, nonostante il tempo passato e la condotta successiva dell’imputato, non merita altra pena". Secondo gli inquirenti l'ex Nar avrebbe fornito alloggio, auto e documenti falsi agli esecutori materiali della strage di Bologna che, con i suoi 85 morti e 200 feriti fu l’attentato più sanguinoso degli Anni di Piombo. Cieri, rivolgendosi ai giudici, ha dichiarato: “Se doveste ritenere che Cavallini abbia semplicemente offerto ai tre condannati in via definitiva (Mambro, Fioravanti e Ciavardini, ndr) solo un passaggio fino a Bologna, mentre lui si dedicava ad altro, quantomeno dovreste ritenere il contributo di aver offerto una base logistica e documenti contraffatti”. In ogni caso, secondo il procuratore, “si tratta di una condotta di partecipazione colpevole alla strage, che lo deve far ritenere responsabile”. Cavallini in quegli anni era un membro di spicco dei Nar, e aderiva ad un'ideologia neofascista spontaneista, che propugnava la lotta allo Stato borghese attraverso piccoli nuclei di persone estremamente decise che si doveva rendere responsabile di azioni eclatanti per disgregare lo Stato. Una di quelle azioni fu la Strage di Bologna.

Chi è Gilberto Cavallini: omicidi commessi per ripristinare il fascismo in Italia

Oltre alla partecipazione alla Strage di Bologna Cavallini vanta un importante curriculum criminale: l'ex Nar è infatti stato condannato a svariati ergastoli per attività terroristica, rapine e omicidi. A Milano, il  27 aprile del 1976, pugnalò a morte il giovane studente di sinistra Gaetano Amoroso, militante del Comitato Antifascista; nel maggio di quattro anni dopo prese parte all’omicidio dell’appuntato Franco Evangelista, detto Serpico e, sempre a Roma, nel giugno del 1980, partecipò all’omicidio  del sostituto procuratore Mario Amato. Il magistrato era senza scorta, stava aspettando un autobus che l'avrebbe portato a Piazzale Clodio, in tribunale. Cavallini arrivò alle sue spalle e gli sparò alla nuca. Ad attenderlo su una motocicletta, poco distante, c’era Luigi Ciavardini,  condannato con Giusva Fioravanti e Francesca Mambro per la strage di Bologna. Amato conduceva le principali inchieste sui movimenti eversivi e  stava ricostruendo le connessioni tra gruppi di destra e Banda della Magliana. Nell'ottobre del 1981 Cavallini, insieme ad altri neofascisti, uccise in un agguato nei pressi di Acilia il capitano della Digos Francesco Straullu, di 26 anni. Nell’azione rimase ucciso anche l’agente Ciriaco Di Roma.