Spacciatore riceve 105 telefonate dai clienti mentre è in caserma e tenta di negare di essere un pusher
Il lavoro è lavoro, ma qualche volta può causare qualche guaio di troppo. Ne sa qualcosa uno spacciatore veronese che – dopo essere stato fermato dai carabinieri di via Salvo D’Acquisto – si è trovato nell'imbarazzante posizione di dover negare le accuse che gli venivano rivolte, ma contemporaneamente ricevere continuamente telefonate dai suoi clienti che volevano procurarsi della "roba".
Per 105 volte – come ricostruisce il Corriere della Sera – il telefono dell'uomo è squillato davanti ai militari che stavano redigendo il verbale nei suoi confronti dopo averlo trovato in possesso di cocaina e hashish in via Mameli vicino alla Migross. Lui affermava che quelle sostanze erano ad esclusivo uso personale, ma la sua versione veniva continuamente smentita dai trilli del telefono e dalle notifiche su Whatsapp.
L'uomo, 49 anni, è stato quindi processato per direttissima davanti al giudice Stefano Zaina con l’accusa di detenzione di stupefacenti a fini di spaccio . Al termine del processo, il pusher è stato liberato ma dovrà ripresentarsi in tribunale in ottobre per assistere alla sentenza. Secondo i carabinieri, quelle 105 chiamate erano dei clienti che volevano incontrarlo per acquistare droga.
A dimostrarlo anche un messaggio intercettato dagli uomini dell'Arma in caserma nel quale un probabile acquirente gli chiedeva: "Mi fai un venti?" (riferendosi con ogni probabilità ai grammi di stupefacenti da acquistare). I militari sono stati costretti a inserire la modalità aereo sul cellulare del 49enne per proseguire a scrivere il verbale d’arresto fino a quando il telefonino si è scaricato.