Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore, Simone:

"Buonasera redazione di Fanpage, sono Simone, ho 15 anni e frequento il Liceo Scientifico F.Ribezzo di Francavilla Fontana (BR). La mia non è una storia, bensì un'iniziativa: ho deciso di scrivere al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella per porre alla sua attenzione temi attuali come il lavoro, la discriminazione di genere (chiedendogli di fare un appello affinché sia approvato al più presto il ddl Zan). Ve ne lascio un piccolo estratto:

"L'articolo 3 della Costituzione, il mio preferito, stabilisce l'assoluto valore di ogni forma di diversità[…]. Questo articolo è a parer mio, Presidente Mattarella, denso di significato e carico di "responsabilità"comune. Si evince infatti come sia compito della Res publica, ossia della "cosa pubblica", quindi non solo dello Stato ma di tutti noi come cittadini, mettere in atto ogni giorno, nella nostra quotidianità, questi principi di uguaglianza, che oggi credi sia intaccata da alcuni problemi tra cui l'omofobia, un fenomeno davvero grave, non solo per tutti coloro che ne sono vittima quotidianamente o che vivono ogni giorno con la paura di essere insultati, picchiati o persino uccisi, ma per l'intera società. Ritengo, infatti, essendo uomini e donne del XXI secolo, che l'omotransfobia, la misandria e la misoginia che ancora persiste ai giorni nostri, non fanno altro che ledere l'immagine di una nazione "evoluta" come la nostra. La violenza non è mai giustificata o giustificabile, sia ai danni di una donna che di un uomo, che di un omosessuale, di una persona di colore o anche di un semplice animale domestico.

Necessitiamo al più presto di una legge che tuteli le persone appartenenti alla cosiddetta comunità LGBTQ+ ed è per questo, Presidente, che mi rivolgo a lei affinché faccia un appello per velocizzare i tempi di approvazione del ddl Zan, per il bene della società, per il bene di tutta la gente che viene sottoposta a continue discriminazioni e per tutti quei genitori che amano i propri figli per quello che sono e non devono vivere nella perenne paura che sia fatto loro del male".

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