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Sergiu Tarna, ucciso in un campo vicino Venezia. Le ipotesi: colpo di pistola o picconata alla testa

Trovato morto nei campi tra Mira e Venezia, Sergiu Tarna, 25 anni, è stato ucciso il giorno di San Silvestro. Ferita alla tempia, resta da chiarire arma e dinamica dell’omicidio.
A cura di Davide Falcioni
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Il corpo era lì, esposto, senza alcun tentativo di occultamento. Sergiu Tarna, 25enne trovato senza vita a Mira due giorni fa, giaceva su un fianco tra l’erba secca dei campi, indossava ancora i vestiti da lavoro, quelli da cameriere, e aveva con sé i documenti e pochi oggetti personali. L’identificazione è stata immediata. Molto meno lo è, e lo sarà ancora a lungo, la ricostruzione di ciò che lo ha portato a morire in quel luogo isolato.

La scoperta risale alla tarda mattinata del 31 dicembre ed è avvenuta in modo del tutto casuale. Un appassionato di fotografia naturalistica stava immortalando aironi e ibis lungo il Naviglio del Brenta, linea d’acqua che separa i territori di Mira e Venezia, quando nel campo visivo del teleobiettivo è comparsa una figura umana, immobile, distesa nel fango.

Secondo le prime valutazioni investigative, l’omicidio si sarebbe consumato alcune ore prima, nella notte tra il 30 e il 31 dicembre. Tuttavia, tempi e modalità precise restano sospesi in attesa degli accertamenti medico-legali, programmati per oggi. Sarà l’autopsia a chiarire non solo quando Tarna è morto, ma anche come: la ferita alla tempia è grave, ma non consente ancora di stabilire con certezza se sia stata provocata da un colpo d’arma da fuoco o da un oggetto contundente e appuntito. Gli inquirenti non escludono nulla, dal proiettile sparato a bruciapelo a un colpo inferto con strumenti di fortuna, come un piede di porco o un piccone.

Il luogo del ritrovamento aggiunge ulteriori interrogativi. Come ricorda Il Gazzettino Via Pallada corre ai margini di un’area agricola povera di abitazioni, parallela alla più trafficata via Moranzani. Attorno, solo campi coltivati e il corso del fiume; oltre l’acqua, la centrale Enel e i campeggi di Fusina, separati però da una barriera naturale che obbliga a lunghi giri per raggiungerli. È una zona poco frequentata e, di conseguenza, scarsamente controllata. Chi la conosce parla di un’area di passaggio per giovani in cerca di isolamento, coppie e persone sole.

Nonostante questo, il corpo di Tarna non è stato nascosto nel canneto paludoso che si estende poco distante, né gettato nel fosso che corre a pochi metri dal punto del ritrovamento.

Mercoledì pomeriggio l’area è stata raggiunta dal pubblico ministero di turno, Christian Del Turco, insieme ai vertici provinciali dell’Arma: il comandante Marco Aquilio e il responsabile del nucleo investigativo Giuseppe Battaglia. Con loro anche il medico legale e gli specialisti della scientifica, impegnati nei rilievi tra la terra umida e l’erba schiacciata. Gli abiti indossati dalla vittima, compatibili con un turno di lavoro appena concluso, sembrano collocare l’aggressione nelle ore immediatamente successive.

La pista iniziale, quella di un’esecuzione con arma da fuoco e di un corpo trasportato altrove, ha iniziato a perdere consistenza con il passare delle ore. La lesione alla tempia non presenta caratteristiche tali da rendere obbligatoria l’ipotesi del proiettile. La posizione del cadavere suggerisce piuttosto uno scontro improvviso, forse una lite degenerata o un gesto estremo per fermare Tarna mentre cercava di allontanarsi. In questo scenario, l’omicidio sarebbe avvenuto sul posto e l’assassino si sarebbe allontanato subito dopo, lasciando il corpo dov’era.

I carabinieri stanno esaminando le frequentazioni di Tarna, di origini moldave, e le immagini delle telecamere presenti nei dintorni: poche, ma potenzialmente decisive. Nella zona, infatti, sorgono un ufficio postale e una caserma dei Lagunari, e il traffico notturno è estremamente limitato. Proprio per questo, ogni veicolo intercettato potrebbe rappresentare un tassello fondamentale per dare un volto e un movente al delitto.

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