Dopo mesi di stop, oggi, lunedì 18 gennaio, tornano in classe 640mila studenti delle superiori in quattro regioni italiane: si tratta di Lazio, Molise, Piemonte ed Emilia Romagna, che si vanno ad aggiungere a quelli di Toscana, Valle D'Aosta, Abruzzo e provincia autonoma di Trento, che già aveva dato il via libera al rientro in aula seppur al 50%. Nonostante il nuovo Dpcm firmato nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio Conte e in vigore fino al prossimo 5 marzo abbia stabilito l'attività in presenza fino al 75%, sono molte le Regioni che hanno deciso di confermare la propria decisione e di rinviare il ritorno a scuola in attesa di conoscere gli sviluppi della curva epidemiologica.

In quali regioni si torna in classe oggi

Dunque, questa mattina ritornano a scuola dopo le vacanze di Natale oltre 640mila studenti delle scuole superiori, concentrati in quattro Regioni: si tratta dei i 256mila del Lazio, a cui si aggiungono i 13mila del Molise, i 176mila del Piemonte e i 196mila dell'Emilia Romagna. Questi studenti si sommano a quelli delle Regioni Toscana, Valle d'Aosta e Abruzzo che già dall'11 gennaio frequentano in presenza al 50%. In Trentino, invece, le scuole hanno riaperto già dal 7 gennaio scorso insieme alle elementari e alle medie. Si sarebbe dovuti tornare in classe anche in Lombardia e Sicilia, ma essendo state dichiarate regioni in zona rossa, le superiori continueranno con la didattica a distanza.

Il calendario del ritorno in classe regione per regione

Tutte le altre Regioni hanno deciso di confermare il rinvio dell'apertura delle scuole superiori in attesa di conoscere l'evoluzione della curva dei contagi nei prossimi giorni. Tra una una settimana, secondo il calendario che è noto, e cioè lunedì 25 gennaio, torneranno in classe gli studenti residenti in Campania, Umbria e Liguria. Gli ultimi a rientrare saranno gli studenti della Calabria, Veneto, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Marche e Basilicata: per loro il ritorno sui banchi è previsto addirittura il primo febbraio. Secondo il nuovo Dpcm firmato il 16 gennaio, "le scuole secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione didattica in modo che, a decorrere dal 18 gennaio 2021, almeno al 50% e fino ad un massimo del 75% della popolazione studentesca sia garantita l’attività didattica in presenza, fatte salve le diverse disposizioni individuate da singole Regioni. La rimanente parte dell’attività si svolgerà a distanza". Discorso diverse per le Regioni in zona rossa, quindi con uno scenario epidemiologico di massima gravità, dove "restano in presenza i servizi educativi per l’infanzia, la scuola dell’infanzia, la primaria e il primo anno della scuola secondaria di primo grado".

Il parere degli esperti

Sulla questione "scuola" è intervenuto questa mattina Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, che già ieri aveva fatto un appello per garantire la didattica in presenza in tutti i cicli. "Un’intera generazione di giovani si affacceranno al mercato del lavoro con un buco di apprendimento e di esperienza devastanti che peserà sul loro futuro. In molti Paesi dell’Ue le scuole sono rimaste aperte, a parte brevi periodi di lockdown. E non sono stati imposti gli obblighi da noi adottati: distanziamento, banchi monoposto, distribuzione gratuita di gel e mascherina", ha detto al Corriere della Sera Miozzo, aggiungendo che "se qualche presidente ritiene che nel suo territorio non esistano le premesse per garantire la ripresa in sicurezza delle scuole, può adottare misure più restrittive. Per quanto ci riguarda la scuola dovrebbe essere una priorità oltre che un diritto".