Febbraio è tra i mesi più temuti dagli studenti, perché coincide con la fine del quadrimestre. È cioè tempo di pagelle e di grattacapi per i ragazzi, specie per quelli che hanno visto mettere nero su bianco voti non proprio esaltanti. Non se la passano meglio le famiglie, le quali hanno dovuto fare i conti con notizie spesso negative sul rendimento dei propri figli. Skuola.net ha voluto capire la loro reazione, “interrogando” 1500 genitori di adolescenti che frequentano le scuole medie e superiori, che già hanno ricevuto le pagelle di metà anno. E il quadro che ne viene fuori non è così scontato. Anche chi ha in casa uno studente modello, infatti, non sempre ha fatto salti di gioia di fronte a una sfilza di voti alti: tra loro, una percentuale non irrilevante, pari all'8%, vorrebbe che il figlio facesse ancora di più. Per fortuna, però, la stragrande maggioranza ha riconosciuto l’impegno e si dice orgoglioso.

Le cose si complicano però se la pagella mostra qualche numero negativo. In questo caso, secondo la ricerca di Skuola.net, il 46% si è arrabbiato, mentre ben il 10% si è detto indifferente. Davanti a una pagella addirittura disastrosa, invece – anche qui è l’8% del campione, con un picco nettamente più accentuato nei professionali e nei tecnici, rispettivamente 22% e 15% – sale la quota dei genitori che non se ne curano: sono addirittura il 36%, persino di più di quelli che l’hanno presa male (35%). La maggior parte di loro (53%) imputano le brutta valutazione di fine quadrimestre esclusivamente allo scarso impegno del figlio, anche se – dopo la sfuriata – la strada maggiormente battuta è quella della comprensione. Che fine hanno fatto, allora, le tanto temute “punizioni” per i brutti voti che tanto hanno spaventato generazioni di studenti? Non sono del tutto sparite. Circa 1 genitore su 3, infatti, ha deciso di “mettere in castigo” i figli svogliati, impedendo loro di utilizzare smartphone, videogiochi, computer finché non dimostreranno di aver capito la lezione. Il 20% ha vietato di uscire con gli amici, il 5% gli ha tolto o diminuito la paghetta.

Ma non manca chi punta il dito anche contro la scuola. È 1 su 5 ad ammettere di aver protestato in modo ufficiale, scrivendo lettere formali per chiedere spiegazioni o parlando con i singoli docenti. Il clima, inoltre, si fa particolarmente acceso durante i colloqui organizzati dalle scuole per motivare le pagelle. Laddove sono andati in scena (42% dei casi) la partecipazione è stata massima (l’81% dei genitori è andato). E in 1 caso su 4 il confronto non è stato proprio civile: qualcuno (15%) si è limitato ad alzare la voce, spesso condendo il discorso con insulti gratuiti; qualcun altro (12%) è però passato alle vie di fatto, scontrandosi fisicamente coi professori.