Roberto Sanna appena un anno fa ha scoperto di essere malato di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Tre parole che ancora oggi rappresentano una condanna. La malattia ha avuto per il 34enne di Pula, in Sardegna, un decorso rapidissimo tanto da portarlo a scegliere il viaggio verso una clinica privata in Svizzera dove il suicidio assistito è legale. Roberto ha preferito non attendere di dover ricorrere all'alimentazione e alla respirazione assistite. Ad accompagnarlo, ieri mattina all'aeroporto di Cagliari, la fidanzata, la madre, un fratello e uno zio. Gli amici si sono dati appuntamento alle 8 all'uscita del paese, presente anche la sindaca Carla Medau. Un saluto commosso al passaggio dell'auto dalla quale il 34enne ha sorriso salutando tutti dal finestrino. "Per me è un momento di grande dolore per un fatto così privato e intimo – è il commento all'AGI della prima cittadina -, di fronte al quale bisogna porsi con rispetto, senza pregiudizi né giudizi che non servono a nessuno. Penso solo che sia bene stare vicini alla famiglia con amore, pregare, comunque s'intenda la preghiera: è un momento molto difficile".

Solidarietà arriva anche da Marco Cappato, esponente dei Radicali e dell'Associazione Luca Coscioni, da sempre in prima linea per portare l'eutanasia legale anche in Italia. "Esprimo rispetto per la sua scelta e vicinanza a lui e ai famigliari – spiega a Today.it – Se è dovuto andare in Svizzera per ottenere ciò che chiede, la responsabilità è del Parlamento italiano, che ancora disattende la richiesta della Consulta di legiferare sulla materia". Il nome di Cappato era salito alla ribalta col caso di dj Fabo e il suo ultimo viaggio sempre in Svizzera. Su quella la vicenda, la Corte costituzionale stabilì con la sentenza numero 242 del 2019 la "non punibilità di chi aiuta una persona a suicidarsi quando questa è affetta da una patologia irreversibile con gravi conseguenze ed è in grado di manifestare una volontà libera e autonoma". Il Parlamento non ha ancora legiferato in merito