Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi, dopo 33 anni di indagini e depistaggi, giunge alla sua definitiva archiviazione. Secondo la Cassazione, l’archiviazione della pista internazionale è stata “corretta”. Per questo motivo i giudici della Suprema Corte hanno respinto il ricorso da parte della famiglia della 15enne sparita nel nulla a Roma il 22 giugno 1983, ritenendo inammissibile la tesi secondo cui Emanuela sarebbe stata rapita con l’aiuto dei servizi per essere scambiata tramite spie dell’Est con Ali Agca, l’attentatore di Giovanni Paolo II.  Una pista sposata in particolare da Ferdinando Imposimato, ex magistrato e legale degli Orlandi, che si sono mossi contro l’ordinanza di archiviazione del gip di Roma che il 19 ottobre ha prosciolto i sei indagati per la scomparsa della Orlandi e di Mirella Gregori:  Si Piero Vergani ex rettore della basilica di Sant’Apollinare dove fu sepolto il boss della banda della Magliana, Renatino De Pedis, il suo autista Sergio Virtù, la supertestimone Sabrina Minardi per un periodo amante di De Pedis, Angelo Cassani, Gianfranco Cerboni e il fotografo Marco Accetti.

La Cassazione evidenzia che la madre della Orlandi “a quanto risulta dal provvedimento, ha condiviso le conclusioni dell’Accusa in ordine alla esclusione della banda della Magliana”, continuando però ad insistere sulla pista internazionale, “sepolta in un subprocedimento di archiviazione”. In proposito, la Suprema Corte sottolinea che è “manifestamente infondato” ritenere la decisione del gip “abnorme” dal momento che il giudice “ha ritenuto di non poter valutare il contenuto delle istanze” di riapertura delle indagini che “in precedenza avevano sollecitato il pm a riaprire la pista del cosiddetto terrorismo internazionale e del collegamento delle sparizioni all’attentato a Giovanni Paolo II”. Questo perché lo stesso gip “del tutto correttamente” ha definito e individuato “l’oggetto della decisione in relazione alla verifica della legittimità della `inazione´ del pm avuto particolare riguardo ai soggetti iscritti ed alle piste investigative esplorate dall’organo inquirente, ostando alla considerazione del tema di indagine proposto dalla difesa, la pertinente sentenza istruttoria” emessa nei confronti dei coniugi Springorum. Insomma secondo la Cassazione, il ricorso della mamma di Emanuela e la pista turco-bulgara, internazionale o del terrorismo internazionale che dir si voglia, poggia su motivi “manifestamente infondati”, o “non consentiti”.