video suggerito
video suggerito

Scialpinista ferito nella bufera sul Monviso: i compagni lo salvano scavando una buca nella neve

L’uomo stava effettuando una traversata sulla parete sud del Monviso con un gruppo di altre sei persone quando è rimasto ferito a una gamba a quota 2.800 metri: gli amici hanno scavato una fossa nella neve, chiamata truna, per evitare che rischiasse di morire assiderato.
A cura di Davide Falcioni
0 CONDIVISIONI
Immagine

Dramma sfiorato ieri sulle Alpi, dove uno scialpinista che stava effettuando una traversata sulla parete sud del Monviso con un gruppo di altre sei persone, è rimasto ferito a una gamba a quota 2.800 metri di quota, nel territorio di Pontechianale, il più alto paese della Val Varaita, vicino al confine con la Francia.

L’allarme è scattato intorno alle 13 in un'area chiamata Vallone delle Giargiatte, nei pressi del Bivacco Bertoglio. A complicare ulteriormente una situazione già molto difficile sono state le condizioni meteo proibitive, che hanno impedito nelle fasi preliminari all’elisoccorso di avvicinarsi al luogo dell’incidente.

Mentre aspettavano i soccorritori, i compagni dell’uomo hanno messo in pratica le nozioni apprese in anni di avventure in alta montagna scavando una truna (un bivacco d’emergenza nella neve) per proteggere l'infortunato dal vento gelido e dalle temperature in forte calo: lo scialpinista ferito è stato "ricoverato" nella neve fino all’arrivo dei tecnici del Soccorso Alpino.

Nello specifico, la truna è un rifugio d'emergenza scavato direttamente nel manto nevoso, utilizzato dagli alpinisti quando è impossibile raggiungere un riparo fisso. Sfruttando le proprietà isolanti della neve, che imprigiona l'aria e funge da coibentante naturale, questo bivacco permette di creare un microclima interno dove la temperatura resta costante e significativamente più alta rispetto a quella esterna, sferzata dal vento. Si realizza solitamente scavando una fossa profonda poi coperta con blocchi di neve, sci o teli termici, lasciando un piccolo foro per il ricambio dell'ossigeno: una tecnica che in situazioni estreme rappresenta spesso il confine tra la sopravvivenza e l'ipotermia.

Malgrado la scarsa visibilità, dopo alcuni tentativi andati a vuoto l’elicottero è riuscito a sbarcare un tecnico e un’unità cinofila. Dopo aver stabilizzato il paziente, i soccorritori hanno iniziato una faticosa discesa a piedi verso valle, supportati da altri due colleghi dotati di toboga.

La svolta è arrivata intorno a quota 2.200 metri, quando una momentanea apertura del cielo ha permesso all’eliambulanza di effettuare l’imbarco del ferito. Lo scialpinista è stato quindi trasportato d’urgenza in ospedale per la sospetta frattura.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views