Sangue buttato nelle Marche, la denuncia di Ilenia, malata oncologica: “Quelle sacche di plasma per noi sono vita”

"Quelle non sono semplici sacche di plasma. Quella è vita". Inizia con questo grido di rabbia lo sfogo di Ilenia Catalini, una donna che sa bene cosa significhi dipendere dalla generosità altrui per tornare a vivere. Il caso del plasma sprecato nelle Marche – un’inchiesta che ha portato alla luce migliaia di sacche di sangue lasciate scadere e poi gettate via per carenza di personale e falle organizzative – non è solo una questione di numeri o di bilanci sanitari. È una ferita nel cuore del sistema del volontariato civile e un insulto a tutti quei pazienti che proprio sul sangue, e suoi suoi derivati, devono contare per guarire.
La rabbia di chi riceve: "Senza plasma non sarei qui"
Ilenia Catalini non parla per sentito dire. La sua è la testimonianza di chi ha attraversato l’inferno della malattia: tre cicli di chemioterapia in un anno e mezzo per sconfiggere un linfoma di Hodgkin (un tumore del sistema linfatico) e un trapianto di cellule staminali emopoietiche eseguito nel giugno 2025 all’ospedale Mazzoni di Ascoli Piceno.
"Il plasma è stato un elemento fondamentale per accelerare il mio recupero e la coagulazione dopo il trapianto", racconta Ilenia a Fanpage.it. "Quelle sacche lasciate scadere o buttate – aggiunge – sarebbero servite a qualcuno per curare un tumore, ad esempio, soprattutto se non si è in grado di autoprodursi il plasma ed è necessario reinserirlo dopo un trapianto di midollo con cellule staminali. Il plasma è necessario poiché stabilizza le condizioni generali del paziente dopo le chemio e dopo un trapianto, io ci sono passata e h visto tante persone in ospedale in condizioni simili alle mie. Gettarlo è follia. Quando ho letto il vostro articolo ho pensato a tutti quei pazienti che hanno bisogno di cellule e plasma dai donatori, che lottano per la vita. Intanto qui, con la scusa che non c’è personale, vengono eliminati quintali di plasma. Spero che il caso finisca anche in Parlamento". Per Ilenia, ogni sacca sprecata è un insulto a chi, come lei, ha visto in quel liquido la speranza di un domani.
La voce di chi dona: "Ogni singola sacca ha un valore inestimabile"
Dall’altra parte della catena della solidarietà c’è Angelica Palumbo, donatrice di Ancona, che vive la notizia con un senso di profonda amarezza. Per lei, come per migliaia di altri donatori, sdraiarsi su una poltrona di un centro trasfusionale è un investimento civico. "Sinceramente è irritante leggere che moltissime sacche siano andate perse", dichiara Angelica. "Noi investiamo il nostro tempo per fare del bene agli altri e per garantire un futuro anche a noi stessi, perché domani potremmo averne bisogno noi. Sapere che c’è stata una falla nella gestione lascia l’amaro in bocca. Non si sono persi degli incartamenti che si possono riscrivere: il plasma non si ricrea in ufficio".
Secondo Angelica i tentativi della politica regionale di sminuire l'accaduto sono un grave errore. L’assessore alla salute Paolo Calcinaro e i vertici della sanità marchigiana hanno infatti provato a correggere il tiro, sostenendo che le sacche scadute fossero "solo" 300 e non 1.600. Ma per chi dona, la matematica del risparmio non si applica: "Anche se ne fosse stata soltanto una", incalza Angelica. "Bisogna dare il giusto valore alle cose. Se fossero stati 1.600 fogli di carta si potevano rifare, ma una sacca di plasma ha un valore inestimabile. E non deve esserlo solo per chi sta male, ma per tutti: per chi dona, per chi non lo fa, per chi produce medicinali salvavita che senza plasma non esisterebbero. Non è una questione di numeri, è una questione di valori".
Nonostante lo sconforto, Angelica assicura che continuerà a donare: "È un dovere civico". Ma il patto di fiducia tra cittadino e istituzione sanitaria nelle Marche è ai minimi storici. Mentre la politica si perde nel balletto delle cifre per limitare il danno d’immagine, resta l’evidenza di un sistema che ha sprecato il dono più prezioso.
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