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Omicidio Saman Abbas

Saman Abbas, restituita la salma dopo gli accertamenti: dopo 2 anni e mezzo potrà avere un funerale

Restituito il corpo di Saman Abbas, la 18enne uccisa dai familiari a Novellara nel 2021. Dopo due anni e mezzo, la ragazza potrà avere degna sepoltura e un funerale.
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A cura di Gabriella Mazzeo
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Saman Abbas
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Omicidio Saman Abbas

La Corte di assise di Reggio Emilia ha dato il nulla osta per la restituzione della salma di Saman Abbas, la 18enne uccisa a Novellara nel 2021 dai familiari che non accettavano la sua opposizione a un matrimonio combinato in pachistan. La ragazza è stata uccisa tra il 30 aprile e il primo maggio e il suo corpo è stato poi occultato in una buca. I resti sono stati ritrovati solo un anno e mezzo dopo, con mesi di indagini e di ricerche che hanno poi portato all'arresto anche dei familiari latitanti, tra cui il padre della ragazzina, Shabbar Abbas, arrestato in Pakistan.

Testimone chiave del processo contro lo zio Danish, il padre e i cugini che hanno aiutato a compiere il delitto, è stato il fratellino della ragazza. Diverso tempo dopo l'inizio delle indagini e l'arresto del padre della 18enne, latitante da tempo in Pakistan, ha deciso di raccontare alle autorità la dinamica dei fatti e le pressioni ricevute al telefono dai familiari e dalla mamma Nazia, ancora latitante.

Saman Abbas
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La Corte di assise di Reggio Emilia ha ora dato l'ok per la restituzione del corpo di Saman dopo aver accertato l'identità dei resti e le cause del decesso. Mentre il processo va avanti per mettere un punto alle responsabilità dei familiari della giovane, Saman potrà finalmente ricevere sepoltura e funerali. La comunicazione è stata data dalla presidente della Corte Cristina Beretti, nel corso del processo ai cinque familiari imputati per omicidio: i genitori, lo zio e due cugini.

Il fratello dell'adolescente, appena maggiorenne, resta uno dei testimoni chiave del processo. Il ragazzo non è coinvolto nell'omicidio o nella soppressione del cadavere della sorella. Le pressioni dei familiari via chat lo hanno portato a decidere di esporsi in prima persona in aula, raccontando dei messaggi ricevuti dalla mamma Nazia (che ancora non è stata arrestata) e di quelli ricevuti dal padre Shabbar quando ancora viveva da latitante in Pakistan.

Nonostante le richieste e le continue pressioni, il ragazzo ha scelto di non cancellare i messaggi ricevuti e di mostrarli alle autorità per aiutare gli inquirenti a mettere un punto alla morte di Saman. Secondo la Procura per i minori di Bologna che aveva preso in carico il suo caso, il ragazzo (16enne all'epoca dell'omicidio), definito "potenzialmente indagabile", aveva dimostrato la sua buonafede nel corso delle indagini, offrendo un valido supporto alla giustizia italiana.

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