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Omicidio Saman Abbas

Saman Abbas, lo zio Danish ribadisce la sua innocenza: “Volevano uccidere anche me”

Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas, ha accusato i famigliari della 18enne pakistana di aver provato a uccidere anche lui la notte dell’omicidio della giovane: “Mi hanno chiamato perché volevano uccidermi, poi non so perché non l’abbiano fatto”, le parole del 34enne che ha chiesto di essere interrogato lo scorso 10 marzo.
A cura di Chiara Ammendola
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Danish Hasnain (a sinistra), Saman Abbas (al centro) e Shabbar Abbas (a destra)
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Ha ribadito la sua innocenza Danish Hasnain e ha mosso nuove accuse che questa volta riguardano anche lui. Lo zio di Saman Abbas, a processo con l'accusa di omicidio volontario e soppressione di cadavere, lo scorso 10 marzo ha chiesto ai pm di essere interrogato e dinanzi alle domande dei carabinieri ha accusato gli altri imputati di aver tentato di uccidere anche lui.

Il 34enne, che sin dall'inizio ha rigettato ogni accusa dicendo di essere stato incastrato e di non aver mai fatto nel male a Saman, ha aggiunto nuovi dettagli rispetto a quanto accaduto nella notte tra il 30 aprile e l'1 maggio 2021 a Novellara, quando la 18enne pakistana fu uccisa.

“Io penso che mi abbiano chiamato perché volevano uccidermi per il mio buon rapporto con Saman, io ero d'accordo sulla sua relazione con Saqib. Poi non so perché non mi hanno ucciso – ha spiegato l'uomo ai carabinieri di Reggio Emilia – a pensarci bene la buca era troppo grande per una sola persona e gli altri mi hanno incastrato perché sapevano che parlavo”.

Secondo la Procura di Reggio Emilia, Danish è l'esecutore materiale del delitto, ma l'uomo, arrestato dopo mesi dal delitto mentre si nascondeva a Parigi, ha accusato la madre di Saman indicandola come colei che materialmente avrebbe ucciso Saman. Cosa che gli avrebbero riferito i due cugini Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq, anche loro imputati nel processo per omicidio volontario e soppressione di cadavere.

Durante l'interrogatorio ha aggiunto che i due cugini quella notte lo svegliarono dicendo "che c'era stato un litigio e che ci era scappato il morto". Danish ha detto che, arrivati davanti a casa, "ho visto Saman morta, sdraiata con il collo strano, stretto. Io ho cominciato ad urlare forte, a maledire tutti, a piangere e ho perso i sensi. Quando mi sono risvegliato i due mi hanno sorretto e mi hanno dato dell'acqua".

Poi "hanno appoggiato il corpo davanti al casolare, dove vi avevo già fatto vedere e sono andati a prendere le pale lì vicino alle serre. Mi hanno chiesto una mano ma non me la sentivo, ho spostato a mani nude solo la terra a lato della buca. Poi sono tornato da Saman e ho continuato a piangere e parlarle".

La notizia dell'interrogatorio dello scorso 10 marzo è stata pubblicata da alcune testate locali. L'avvocato di Danish Hasnain, Liborio Cataliotti, ha spiegato a Fanpage.it che si tratta di "dichiarazioni che sono nel fascicolo della procura" e che fino a quando "non saranno nel fascicolo del dibattimento" non possono essere oggetto di commento.

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