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22 Giugno 2011
13:47

Salvatore Parolisi sulla morte di Melania Rea: “La verità verrà fuori”

Salvatore Parolisi commenta la svolta alle indagini sull’omicidio della moglie Melania Rea: “Non sono io che devo piangere, ma chi ha o hanno ucciso Melania. Io mi sono fatto un’idea, la verità verrà fuori”
A cura di danila mancini
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Trentadue le coltellate inferte sul suo corpo, una dopo l'altra fino a strapparle via la vita con brutale violenza, tale da non poter credere sia stato qualcuno che l'abbia mai amata. Trentadue coltellate: tre nella regione cervicale e due su quella anteriore, tredici sul torace e sull'addome, una sul braccio, sei alle spalle, tre al polso e due alle dita, altrettante al volto. Così è morta Melania Rea e nei suoi occhi impresso il volto dell'assassino.

Tutto questo è iniziato il 18 aprile: la scomparsa di una donna a Colle San Marco ha mobilitato forze dell'ordine e volontari, fin quando il suo corpo è stato trovato privo di vita a quindici chilometri di distanza, al bosco delle Casermette. Nei giorni e nelle settimane successive si è ricostruita la vita privata di Melania e di Salvatore Parolisi, suo marito, fino a portare alla luce tradimenti perpetrati da quest'ultimo con le sue allieve, lui che è istruttore nella scuola femminile Clementi del 235˚ Reggimento Piceno.

“Non sono io che devo piangere, ma chi ha ucciso Melania”
Salvatore Parolisi
Due mesi di indagini, per scoprire ciò che Salvatore ha sempre saputo e custodito segretamente. La verità è emersa con dolore e angoscia: la coppia tanto decantata da amici e parenti, in realtà, soffriva di problemi insoluti, che sono sfociati in tradimenti e bugie; si è discusso a lungo, infatti, della scappatella di Parolisi perdonata per amore. Persino un cellulare segreto,

che lui utilizzava per comunicare con Ludovica, la sua amante. Quel cellulare poi trovato in un campo sportivo di Villa Pigna, a Folignano, dove vivevano Melania e Salvatore.

Lui, che ha sempre saputo la verità, negata alla famiglia, agli investigatori e alla stessa moglie, che lo ha perdonato e riamato. Ora, a 62 giorni dal ritrovamento del corpo di Melania, Salvatore Parolisi è indagato con l'accusa di omicidio volontario aggravato, che commenta così nel cortile della sua casa a Frattamaggiore:

Dove trovo la forza per affrontare tutto questo? In lei (bacia la piccola Vittoria, la figlioletta avuta da Melania due anni fa, n.d.r.) e nella voglia che ho sempre avuto di aiutare il prossimo. Nessuno può immaginare quello che sto passando, nessuno ha rispetto per il mio dolore. Tutti inventano tutto su di me…per i giornali non so quante donne ho avuto. Non sono io che devo piangere, ma chi ha o hanno ucciso Melania. Io mi sono fatto un'idea, la verità verrà fuori. Quello che è certo, è che io sono stato un alpino, non mi fermo certo alla prima montagna; se ti fermi alla prima montagna vuol dire che molli, che non ce la fai, io arrivo fino in cima, fino alla cima della verità.

Quando finirà tutta questa storia, prendo la mia bimba e me ne vado all'altro capo del mondo. l'iscrizione nel registro degli indagati è una prassi, per me non è cambiato nulla. Certo, l'amaro in bocca c'è ma quello che ero ieri, lo sono oggi. Soprattutto ho fiducia nella giustizia. Io ho sempre raccontato tutto e l'ho fatto senza avvocati proprio perchè ho sempre avuto la coscienza a posto e, se ho preso degli avvocati, è solo per tenere a bada i media. Chiedete a chi mi conosce chi è Salvatore Parolisi, chiedete.

Tra sospetti, dubbi e ipotesi, gli inquirenti sono all'estenuante ricerca della verità, per scoprire chi ha ucciso Melania Rea. Per dirla con le parole di Parolisi, se è prassi o meno la sua iscrizione nel registro degli indagati è ancora troppo presto per sostenerlo; fatto sta che le indagini sono ad una svolta, quella che tutti attendevano da 64 lunghissimi giorni.

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