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Ryan, il bimbo di 6 anni ferito a Ventimiglia

Ryan è sveglio e conta in greco: perché potrebbe ricordare anche cosa gli è accaduto a Ventimiglia

Le condizioni del piccolo Ryan migliorano. Stando a quanto rivelato dalla madre, il bimbo di Ventimiglia avrebbe addirittura ripreso a contare in greco.
A cura di Anna Vagli
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Ryan col suo papà
Ryan col suo papà
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Sono in progressivo miglioramento le condizioni del piccolo Ryan, il bambino di Ventimiglia arrivato il 19 dicembre scorso all'ospedale Gaslini di Genova in gravissime condizioni. Per i fatti di quel giorno, ad oggi, restano indagati la nonna paterna e il suo compagno. Quest'ultimo ha negato di aver picchiato il nipote acquisito.

Un'ipotesi che, almeno apparentemente, sembrerebbe essere sposata anche dalla procura. In questa direzione, qualche giorno fa, la procura di Imperia ha diffuso una nota in cui si dice che “gli accertamenti sinora effettuati in ordine alla produzione delle più gravi lesioni riportate dal minore e che ne hanno determinato il pericolo di vita virgola non paiono ricondurre a condotte volontari di percosse o maltrattamento”.

Le condizioni di salute del piccolo Ryan

Ma come sta il piccolo Ryan? E quale era il clima familiare nel quale viveva?

Le condizioni di salute del piccolo lascerebbero ben sperare. Non solo per il comunicato dell’ospedale Gaslini, ma anche per le rivelazioni affidatemi dall’avvocato Luca D’auria. Difatti, la madre del bambino ha fatto sapere tramite il legale di fiducia di aver in passato insegnato a contare in diverse lingue al figlio. Persino in greco. E, pensate un po’, al momento del risveglio dal coma Ryan ricordava i numeri greci e sapeva contare in greco.

Un dato decisamente non trascurabile. Dal momento che è verosimile credere che Ryan possa aver conservato un qualche ricordo rispetto a quanto successo. Con tutte le precauzioni del caso. Trattandosi, infatti, di un teste vittima ciò che ricorderà di quel giorno dipenderà interamente da quale informazione è stata immagazzinata ed è ancora disponibile nel momento in cui gli verrà chiesto di rimembrarla.

Per questo i consulenti e i periti che verranno nominati dovranno inevitabilmente prestare attenzione a eventuali razionalizzazioni compiute inconsciamente dal piccolo per colmare lacune che potrebbero essere state causate dal trauma.

I ricordi di Ryan e la suggestionabilità interrogativa

Ci muoviamo infatti nel delicato terreno della memoria autobiografica. Dove, per evento autobiografico, si intende un evento occorso al soggetto, e in questo caso a Ryan, che lo deve ricordare.

Per giunta, non deve dimenticarsi come quest'ultimo sia un testimone tecnicamente definito vulnerabile. E con l’espressione "testimone vulnerabile" si fa riferimento a quella tipologia di fonte dichiarativa, il teste appunto, particolarmente delicata a causa dell'età e delle condizioni fisiche o psichiche.

Per tale ragione, in casi come questo, bisognerà prestare particolare attenzione durante l'audizione del minore. Perché Ryan non soltanto è piccolo anagraficamente, ma è caduto anche vittima di un grave trauma.

Da tale angolo di visuale, dunque, sarà imprescindibile la raccolta di un racconto spontaneo di quest’ultimo. Per evitare, chiaramente, che determinate azioni o affermazioni possano interferire in qualche modo con il suo ricordo.

Così argomentando, è agevole comprendere come il rischio successivo ed ulteriore sia quello della suggestionabilità. Nello specifico, i minori risultano maggiormente suggestionabili rispetto agli adulti a causa della loro personalità ancora in via di sviluppo. Ma non soltanto per questo.

Anche per via del fatto che durante la crescita i centri cerebrali responsabili delle principali funzioni cognitive non hanno raggiunto la loro completa maturazione. Pertanto, non è difficile comprendere come la memoria possa essere soggetta a distorsioni non solo dovute a fattori psicologici interni, ma anche a suggerimenti derivanti da fonti terze.

Dunque, chi avrà il compito di interrogarlo, dovrà evitare di porre domande c.d. suggestive. Ed evitare, di conseguenza, che si verifichi il fenomeno della cosiddetta suggestionabilità interrogativa. E cioè bisognerà impedire che Ryan ceda, nel codificare il ricordo, ai suggerimenti eventualmente contenuti nelle domande formulate nel corso del colloquio investigativo. Suggerimenti che potrebbero indurlo in errore ed impedirgli di ricordare che cosa è successo quel maledetto 19 dicembre.

L’ipotesi delle ferite antecedenti al ricovero di Ryan

Lo striscione dedicato al piccolo Ryan
Lo striscione dedicato al piccolo Ryan

Tra le varie piste investigative seguite dalla procura di Imperia parrebbe esserci quella della riconducibilità delle ferite di Ryan a un momento antecedente il ricovero in ospedale. Nello specifico, spiega l’avvocato D’Auria, “sembrerebbe sempre più avvalorarsi l'ipotesi che il bambino sia stato fatto cadere o si è stato gettato dall'auto in corsa”.

Un’ipotesi prosegue il legale, “che prevederebbe due qualificazioni giuridiche del fatto totalmente diverse. Una dolosa e l'altra colposa. Sul punto, di fondamentale importanza saranno le analisi delle lesioni e magari anche quelle sul pigiama che secondo la madre avrebbe indossato il bambino quel giorno. Per questo provvederemo a nominare nostri consulenti".

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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