"Di colpo, mio padre si è trovato da cittadino coraggioso che aveva denunciato, fatto arrestare e condannare 11 esponenti del racket, a imprenditore senza appalti, costretto a licenziare i suoi 50 dipendenti e chiudere i cantieri", così Francesco Greco, figlio di Rocco “Riccardo” Greco, ha denunciato la complessa vicenda giudiziaria e umana che aveva investito in pieno il padre e che infine l'ha portato al suicidio mercoledì scorso nella sua stessa azienda. "Mio padre è stato ucciso da una giustizia ingiusta e superficiale perché nessuno ha mai letto i nostri ricorsi" ha aggiunto il primogenito dell'imprenditore antiracket di Gela, ricordando i tanti ricorsi presentati dai legali del genitore contro l'interdittiva antimafia nei suoi confronti e andati a vuoto, nonostante le sentenze della magistratura avessero assolto l'imprenditore da ogni accusa confermando che era stato vittima dei clan e non socio.

Dopo l'ultimo ricorso rigettato sono arrivate di conseguenza le revoche di tutte le commesse e per la ditta di Greco, che si occupa di lavori edili, è stata la fine. "In due mesi mio padre ha perso 25 contratti e la stima dei fornitori che ci guardavano come se avessimo un marchio in fronte. La Raffineria dell'Eni ci ha cacciati fuori costringendoci a smantellare di sabato e domenica il cantiere", ha raccontato ancora Francesco Greco, aggiungendo: "Ecco, mio padre non ha accettato di essere trattato in questo modo e ha deciso di farla finita, anche perché molti, e persino l'associazione antiracket, gli avevano girato le spalle. Ora ci chiediamo: ma può un prefetto senza alcuna prova decidere la morte di un'azienda?". "Eri troppo onesto e proprio perché eri così non potevi stare tra noi. Il tuo gesto che suona come un grido non rimarrà vano, avrà voce nelle sedi opportune. Molte volte al lavoro mi dicevi che quella certa cosa me la dovevo sbrigare io. Ebbe ora me la sbrigherò io. Ci penso io" ha detto Francesco Greco nell’ultimo saluto al padre nel corso dei funerali in chiesa.

"Andare incontro a chi subisce il racket attraverso l'assistenza è uno dei principi fondamentali che uno Stato deve avere. Ci sono tante misure, però non vorrei che il calo delle risorse abbia potuto determinare una diminuzione dell'appoggio nei confronti delle vittime di estorsione" ha dichiarato invece l'ex Presidente del Senato e magistrato Pietro Grasso, aggiungendo: "Credo che questo possa essere un elemento importante da rivedere, esiste un commissario antiracket che dovrebbe cercare di venire incontro a queste esigenze. Fatti come questi sono sempre una sconfitta dello Stato, però le norme ci sono: bisogna mettere a disposizione le risorse".