Riduceva in schiavitù e violentava i seguaci con la scusa dello yoga: sequestrati 700mila euro al guru di Torino
Un nuovo colpo al patrimonio di Bruno Antonio Malatesta, il sedicente "guru" noto come maestro Śivakṣatriya Śivānanda. A poche settimane dall'arresto scattato il primo ottobre con l'accusa di aver creato una setta ad Almese (Torino), basata su assoggettamento psicologico, violenze e abusi, i carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un valore complessivo di 700mila euro.
Le indagini patrimoniali, coordinate dalla Procura di Torino guidata da Giovanni Bombardieri, hanno messo in luce come la struttura settaria non servisse soltanto a dominare i seguaci, ma puntasse a un costante arricchimento illecito. Gli accertamenti degli investigatori hanno ricostruito un flusso continuativo di denaro contante, donazioni di immobili, terreni e oggetti preziosi che dalle vittime passavano direttamente nelle mani di Malatesta e dei suoi più stretti collaboratori.
Per blindare i guadagni accumulati nel tempo, a partire dal 2018 l'uomo si era spogliato formalmente dell'intero patrimonio immobiliare e societario. Attraverso un sistema di trasferimento fraudolento di valori, i beni venivano intestati a prestanome di fiducia – tra cui due dei quattro indagati nell'inchiesta – ed enti terzi. Nonostante il cambio d'intestazione, il principale indagato, attualmente in carcere, ne manteneva il pieno controllo occulto.
I sigilli sono scattati direttamente su conti correnti, carte prepagate e un fondo pensione riconducibili a Malatesta, ma il provvedimento ha colpito anche la rete economica costruita attorno alla comunità. Tra i beni sequestrati figurano decine di fabbricati e terreni situati nei comuni torinesi di La Cassa, Viù e Givoletto, intestati a una società agricola gestita dai due collaboratori del maestro. L'incursione della magistratura si è estesa inoltre alle disponibilità finanziarie e alle proprietà della fondazione a capo della struttura residenziale, sparse tra Givoletto, Almese, Perlo nel Cuneese e San Gregorio di Catania.
All'interno di una cassetta di sicurezza bancaria in uso a uno degli indagati, i militari hanno ritrovato e sequestrato monete storiche, gioielli e decine di orologi d'epoca da taschino. Tra i vari immobili bloccati dagli investigatori spicca infine una struttura in provincia di Cuneo, destinata sulla carta a diventare un centro di accoglienza e casa rifugio per donne vittime di violenza.