21 Maggio 2020
08:19

Riccardo Di Stefano, candidato a presidenza Confindustria giovani: “Ripartiamo dalla sostenibilità”

A poco più di un mese dalle elezioni per la presidenza dei giovani di Confindustria, Fanpage.it ha intervistato uno dei candidati, Riccardo Di Stefano: “Dobbiamo formare i ragazzi già dalle scuole medie e superiori per far sì che acquisiscano le skills che saranno determinanti per i nostri collaboratori dei prossimi 20, 30 anni”.
A cura di Filippo M. Capra
(Foto Fb: Riccardo Di Stefano)
(Foto Fb: Riccardo Di Stefano)

A poco più di un mese dalle elezioni per la presidenza dei giovani di Confindustria, Fanpage.it ha intervistato uno dei candidati, Riccardo Di Stefano.

Perché ha deciso di candidarsi?

Nel mandato appena concluso sono stato vice presidente nazionale e ho potuto ancora di più toccare con mano quanto sia importante che i giovani imprenditori in un momento nevralgico dell’economia del nostro Paese siano rappresentati da una governance forte e coesa. Credo molto nel loro ruolo all’interno del dibattito pubblico e nella società civile.

Cosa rappresentano i giovani di Confindustria?

Sono da sempre l’avanguardia del sistema confindustriale. Hanno portato avanti temi in autonomia come quello dell’innovazione e all’ammodernamento del Paese e della società. Un altro punto importante è l’attenzione alla meritocrazia, la difesa del libero mercato e la diffusione della cultura d’impresa. Siamo consapevoli di dover gettare ora le basi per il sistema produttivo dei prossimi 20 anni, per questo ci siamo concentrati sul capitale umano.

Cioè?

Ci siamo impegnati in un lavoro di orientamento all’interno delle scuole medie e superiori per incentivare le scelte di carattere scientifico e le competenze di carattere tecnico per introdurre nel sistema scolastico delle skills che saranno determinanti per i nostri collaboratori nei prossimi 20, 30 anni.

A livello pratico qual è la prima proposta che vorrebbe attuare una volta eletto?

Noi entreremo in carica in un momento particolarmente complesso dell’economia italiana. Stiamo elaborando delle proposte normative che coinvolgono i giovani da sottoporre al Governo non appena saremo eletti. Cercheremo di trasmettere quali sono le priorità dei giovani imprenditori rispetto alle scelte di politica economica per ottenere dal governo le condizioni per una crescita solida che è l’unica strada per assicurare una stabilità alle finanze pubbliche e per non ipotecare il nostro futuro attraverso un debito pubblico che rischia di diventare insostenibile.

Quindi chiederete un sostegno economico?

No, chiederemo di riformare il nostro Paese per ridare competitività alle nostre aziende. Non sono i sussidi a pioggia che possono rimettere in pista la nostra competitività, bensì la riduzione del costo del lavoro, troppo alto. Chiederemo incentivi rivolti all’occupazione e agli investimenti privati dentro al capitale di rischio delle aziende. Dobbiamo mettere nelle condizioni gli imprenditori a credere ancora che il nostro Paese sia competitivo.

Come può avvenire?

Attraverso la digitalizzazione e la semplificazione della nostra burocrazia, il tallone d’Achille di tutti gli imprenditori. Dobbiamo riuscire a far sì che il pagamento dei debiti commerciali della pubblica amministrazione diventi una prassi di governo e non una misura spot come quella del DL rilancio.

Confindustria giovani può arrivare a porre come “stella polare” un tema come quello della sostenibilità?

Sì, la sostenibilità è imprescindibile. Oggi dobbiamo essere in grado di conciliare il rispetto delle risorse naturali con la salvaguardia del lavoro. Inoltre è una spinta obbligata anche in considerazione delle politiche europee ed è una priorità che ci porremo. La sostenibilità dovrà essere sia ambientale che economica.

Parlando del presente, invece, crede che Confindustria sarebbe pronta a fermare nuovamente tutto in caso di nuovi focolai da Coronavirus mettendo la salute prima dell’economia?

Noi abbiamo sempre messo al primo posto la salute dei nostri collaboratori e dei nostri clienti con grande senso di responsabilità. Tuttavia, credo che i controlli e l’esempio delle aziende di carattere strategico che sono rimaste aperte hanno dimostrato che è possibile contrastare il virus con dei protocolli serratissimi firmati con sindacati e Palazzo Chigi, evitando un lockdown totale. Dobbiamo essere capaci di applicare le garanzie che consentono a un Paese di non fermarsi. Le aziende sono blindate perché siamo i primi che siamo interessati che il virus non si diffonda.

Concorda con la posizione della Regione Lombardia che tramite il suo vice presidente Fabrizio Sala ha ammesso di aver chiesto a Confindustria se e quando chiudere nei momenti di maggiore crisi dell’epidemia da Covid?

Personalmente sono convinto che il dialogo tra le istituzioni e parti sociali sia fondamentale. Credo che le scelte siano state fatte in un momento straordinario, però più i corpi intermedi e la pubblica amministrazione si confrontano più c’è un risultato finale soddisfacente.

Ma l’ultima parola chi la deve avere? Perché dalle parole di Sala sembra che la Regione si sia subordinata a Confindustria.

Ammetto di non conoscere bene la vicenda, quindi non so rispondere bene nel dettaglio. Però riprendendo le parole di Bonomi ad inizio epidemia, in cui nessuno aveva piena convinzione di come si comportasse il virus, avevano le risposte a questo tipo di crisi. Confindustria si è spesa per fornire delle linee guida conoscendo le dinamiche del lavoro. Poi l’ultima parola ritengo spetti alle istituzioni. Confrontarsi è importante, poi ognuno si assume le proprie responsabilità.

Qual è la vostra posizione, in quanto Confindustria giovani, circa la richiesta di aiuti di Stato da parte di aziende che hanno sede fiscale all’estero?

Credo che gli aiuti di Stato vadano, in questo momento, a sostegno dell’economia e debbano quindi essere dati, certo con delle condizioni in favore dell’occupazione e dello sviluppo del territorio italiano.

Non sarebbe più giusto che chi chiede soldi al suo Stato d’origine ma paga le tasse all’estero, assicuri maggiori garanzie alla Nazione a cui chiede l’aiuto economico oltre a rimborsarlo?

A mio avviso gli aiuti di Stato dovrebbero essere condizionati all’assunzione di impegni, sia sotto il profilo occupazionale che degli investimenti, da esplicitare in piani industriali a medio lungo periodo. L’ideale sarebbe agganciare gli aiuti di Stato ad un ritorno che l’azienda che li richiede può assicurare al nostro tessuto condizionandola ad una serie di impegni.

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