"Il sistema è riuscito a ripartire e già questo mi sembra un ottimo risultato". Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp), ha commentato così a Fanpage.it la riapertura della scuola italiana dopo sei mesi di stop a causa del lockdown per l'emergenza Coronavirus. Un bilancio, dunque, tutto sommato positivo, al netto di alcune criticità, che tuttavia non hanno impedito lo scorso 14 settembre agli studenti della maggior parte delle regioni italiane di tornare sui banchi. Domani altri tre milioni riprenderanno le lezioni in presenza e si completerà la ripartenza del mondo dell'istruzione verso la normalità, nonostante lo spettro del contagio da Covid-19.

Giannelli, come giudica la ripartenza della scuola in Italia?

Sostanzialmente in maniera positiva. Il sistema è ripartito, e questo non era scontato. L'importante è stato riaprire, nonostante le difficoltà. Siamo rimasti molto colpiti anche dal senso di responsabilità dei ragazzi. Ovviamente, ciò che fanno fuori dalla scuola non possiamo prevederlo. Il problema è che se lo studente si ammala fuori per noi è lo stesso. Per questo, l'appello che mi sento di rivolgere loro è questo: applicate anche fuori dalla vostra classe le regole per limitare il contagio, e dunque uso della mascherina, lavaggio delle mani e distanziamento. In questo modo preserverete voi stessi e i vostri compagni e docenti, nono costringendo nessuno alla quarantena.

Quali sono le maggiori criticità riscontrate?

La prima è sicuramente legata alla consegna dei famosi banchi monoposto che non è stata ancora terminata, anzi sembra andare a rilento. Non disponiamo ancora di dati ufficiali ma di certo la percentuale di banchi nuovi negli istituti scolastici non è molto elevata, considerando anche che il commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, aveva garantito la consegna entro fine ottobre. È passato ormai un terzo del periodo indicato, ma solo pochissimi, e sicuramente non un terzo dei banchi stessi, è arrivato a destinazione. Il che impedisce il distanziamento nelle scuole in cui le aule sono abbastanza spaziose da accoglierli, ma ci sono ancora banchi a due posti.

Ha notizia di episodi nello specifico?

Sappiamo di diverse realtà in cui, per non utilizzare questo banchi doppi, gli studenti sono costretti a fare lezione sulle sedie, prendendo appunti direttamente sulle gambe. È successo in molte scuole che non hanno avuto altra scelta se non questa per far rispettare il distanziamento, togliendo i banchi dalle aule e lasciando solo le sedute.

Quale altra difficoltà l'Anp ha riscontrato in questa prima settimana di lezione?

Sì, e riguarda la nomina del personale supplente, sia docente che soprattutto personale Ata. Ribadisco che non ci sono ancora dati ufficiali, ma abbiamo molte segnalazioni di presidi iscritti alla nostra associazione che ci dicono che gli manca almeno il 50 per cento dell'organico. Significa che in queste scuole si fa la metà dell'orario, invece di fare ad esempio tutti i giorni sei ore se ne fanno tre, con tutto ciò che questo comporta per l'apprendimento degli studenti. E finché non arriveranno tutti i professori, purtroppo sarà così.

Quanto ha influito la questione lavoratori fragili in questa situazione?

Si è detto e scritto tanto su questo argomento e con dati assolutamente sballati. Le stime dei lavoratori fragili nella scuola parlano di poche migliaia, al massimo si arriva a diecimila unità. Bisogna considerare i docenti che hanno più di 60 anni e che presentano più comorbilità importanti. È sì un numero importante, ma se si considerano le cifre di tutto il sistema scuola è una percentuale che non deve farci assolutamente preoccupare.

Il 24 e 25 settembre alcuni sindacati di base hanno promosso uno sciopero della scuola per chiedere maggiori risorse per ripartire. Come giudica questa decisione?

Noi siamo un sindacato e per noi il diritto di sciopero è un istituto quasi sacro e di certo non lo si può condannare. Tuttavia, considerazioni di opportunità avrebbero potuto suggerire di scegliere un momento diverso e meno delicato come l'inizio dell'anno scolastico.