Nell’ultimo aggiornamento epidemiologico sul coronavirus in Italia, è emerso un nuovo indicatore di contagio, diverso dall’ormai famoso R0 (erre con zero) nonostante, nelle ultime settimane, si sia fatto gran parlare dell’indice R0, il valore che indica il potenziale di trasmissibilità di una malattia infettiva. Come dicevamo anche qui, R0 rappresenta la media di infezioni secondarie generate da un singolo individuo infetto in una popolazione che non è mai venuta a contatto con il nuovo patogeno, cioè il “numero di riproduzione di base” di una malattia infettiva, un indice che, quanto più è elevato, tanto più indica un maggiore rischio di diffusione dell’epidemia. Nel caso del Sars-Cov-2, quando in Cina si è iniziato a diffondere il contagio, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso una stima preliminare di R0, calcolando un valore compreso tra 2 e 2,5 nella città di Wuhan e nella provincia dell’Hubei prima che venissero adottate misure di controllo dell’epidemia. Un valore che, se inferiore di 1, indica che l’epidemia può essere contenuta e, più in generale, nei modelli di infezione è utilizzato per determinare se una specifica malattia infettiva potrà o meno diffondersi nella popolazione, permettendo di stimare, ad esempio, nel caso sia disponibile un vaccino, la percentuale di popolazione che dovrebbe essere immunizzata attraverso la vaccinazione per poter sradicare la malattia.

R0 “diventa” Rt: cos’è quest’altro indice?

In Italia, all’inizio dell’epidemia, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler di Trento ha calcolato R0 nelle regioni più o meno colpite dal virus. In Lombardia, secondo questa stima, si è partiti da un valore iniziale di R0 di 2,96, in Veneto di 2,51, in Emilia Romagna di 2,84, in Toscana di 2,5, nel Lazio di 3 e in Puglia di 2,61. Valori che, come riportato dall’ISS, grazie al lockdown per fronteggiare l’emergenza, sono scesi sotto il valore di 1. Tuttavia, l’ultima pubblicazione dell’ISS mostra un indicatore diverso da R0, riportando la misura del potenziale trasmissibilità del coronavirus con un parametro differente, l’indice Rt (erre con ti), per cui in Lombardia si calcola un Rt di 0,4, in Veneto di 0,61, in Emilia Romagna di 0,71, in Toscana di 0,57, nel Lazio di 0,59 e in Puglia di 0,6 (a questo link il .pdf dell’analisi completa).

Per chi mastica la materia oppure è ferrato sullo studio di funzioni matematiche, comprendere la differenza tra R0 e Rt non rappresenta probabilmente un problema, ma non si può certo presumere che concetti introdotti in alcune scuole superiori e che si studiano in maniera più approfondita all’università siano nozioni nelle corde di tutti. Qual è dunque la differenza tra R0 e Rt? E perché adesso l’ISS utilizza un diverso indicatore per calcolare la media di persone che viene contagiata da un singolo individuo infetto? Lo abbiamo chiesto al virologo Fabrizio Pregliasco, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università degli Studi di Milano, Presidente dell’Anpas, l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, Direttore Sanitario dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, al quale di recente è stato affidato il ruolo di supervisore scientifico dell’Rsa milanese Pio Albergo Trivulzio nell’ambito del nuovo assetto organizzativo.

Allora Prof., perché l’ISS ora parla di Rt e non più di R0. Cos’è quest’altro indice e qual è la differenza con R0?

R0 rappresenta il numero, in media, di casi secondari di un caso indice mentre l’Rt è la misura della potenziale trasmissibilità della malattia legata alla situazione contingente, cioè la misura di ciò che succede nel contesto. L’R0 indica quindi cosa accade in una situazione di popolazione totalmente suscettibile, per cui è un valore che rimane uguale. Questo virus, per capirci, ha un R0, in media, di 2,5 casi secondari, mentre l’indice di trasmissibilità Rt, in questo momento, è compreso tra 0,2 e 0,7, perché abbiamo realizzato dei sistemi di contenimento che ci stanno permettendo di ridurre il numero di casi. R0 è dunque una caratteristica del virus in una popolazione di soggetti suscettibili mentre, in un contesto contingente come il nostro, e quindi come indice di trasmissibilità in queste condizioni ambientali, proprio perché impediamo al virus di diffondersi, utilizziamo Rt.

Il virologo Fabrizio Pregliasco
in foto: Il virologo Fabrizio Pregliasco

Un indice di trasmissibilità Rt basso è un parametro sufficiente per allentare il lockdown? In Italia, il Covid-19 fa ancora centinaia di vittime al giorno e, se ci riferiamo invece all’indice Rt contenuto nell’ultimo aggiornamento epidemiologico, a fronte un valore basso come quello misurato in Lombardia (0,4), il numero di nuovi positivi nell’ultima settimana ha superato i 6.600 casi su circa 73mila tamponi, con picchi di anche più di 1.000 casi al giorno. Numeri tutt’altro rassicuranti dopo due mesi di blocco. Cosa ci aspetta con le misure previste per la fase 2?

L’indice di trasmissibilità da solo non è sufficiente per un allentamento delle misure ma ci vuole, ad esempio, anche un bel valore di posti liberi in terapia intensiva. Per quanto riguarda la Lombardia, possiamo dire che all’inizio i casi sono stati molto sottostimati mentre adesso riusciamo a misurarli in modo molto più sistematico. Quindi, questa riduzione c’è, perché ora i casi che vengono alla segnalazione sono molto più veritieri e vicini a quelli veri. Il rischio è, certamente, che questi dati si possano rialzare perché, aumentando il numero di contatti, questa trasmissibilità aumenta dal punto di vista oggettivo.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, comunicando il progressivo allentamento delle restrizioni, ha parlato anche di un “meccanismo molto elaborato di controllo” sulla base dei dati che le Regioni dovranno fornire con cadenza giornaliera sulla curva epidemiologica e la situazione negli ospedali, riferendosi a “soglie sentinella” sopra le quali “il Ministro della Salute potrà intervenire subito e chiudere il rubinetto”. Ma sopra quale indice scatterebbe l’allarme?

Un intervento potrà arrivare sulla base della valutazione di vari indici, cioè un Rt che si alza, la non disponibilità di posti in terapia intensiva, il numero di nuovi casi in aumento, quindi dalla combinazione di un’analisi complessiva di questi indicatori. Se mi chiede quali saranno gli strumenti per mantenere questi indicatori sotto controllo, le posso dire che il fatto che tutti noi si vada a lavorare ma si stia molto attenti a ciò che può rappresentare una situazione di rischio, quindi non un liberi tutti e via, sarà essenziale.

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