Morti sul lavoro

Francesco Florio, operaio cinquantenne della provincia di Frosinone, è morto ieri mattina dopo essere stato investito da un'auto – che si è poi data alla fuga – mentre stava eseguendo dei lavori sul grande raccordo anulare di Roma, all'altezza dello svincolo per l'autostrada A1 in direzione Napoli. A meno di 24 ore di distanza questa mattina due operai di 46 e 54 anni hanno perso la vita mentre lavoravano a Pieve Emanuele, in provincia di Milano, in un cantiere accanto ai binari della ferrovia; i due stavano realizzando un muro per impedire ai pendolari di attraversare i binari in un tratto senza sottopassaggio e di conseguenza molto pericoloso, quando una lastra di metallo è crollata loro addosso uccidendoli; inutili i soccorsi. Quasi contemporaneamente un altro operaio che stava eseguendo dei lavori di asfaltatura di una strada di Brentino Belluno, in provincia di Verona, è morto schiacciato da un camion che trasportava il bitume: anche in questo caso i sanitari, tempestivamente arrivati sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell'uomo.

Quattro operai morti sul lavoro nelle ultime 24 ore

Quattro lavoratori sono morti solo nelle ultime 24 ore confermando un andamento – quello degli infortuni sui luoghi di lavoro – già preoccupante nel 2018: secondo la relazione dell'Inail sugli infortuni e le malattie professionali, infatti, lo scorso anno "le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto sono state 1.133, 104 in più rispetto alle 1.029 denunciate tra gennaio e dicembre del 2017 (+10,1%) e 39 in meno rispetto ai 1.172 decessi del 2015″.  Le denunce di infortunio "sono state 641.261, in aumento dello 0,9% rispetto alle 635.433 del 2017. I dati evidenziano un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 539.584 a 542.743 (+0,6%), sia di quelli in itinere". Anche le malattie professionali nel 2018 sono aumentate di un 2,5%, pari a 1.456 casi in più rispetto al 2017.

Di Maio esulta per il taglio dei fondi per la prevenzione degli infortuni

Quello della sicurezza sui luoghi di lavoro è quindi un tema caldo che molto probabilmente meriterebbe maggior attenzione e investimenti pubblici importanti; eppure è di ieri l'annuncio del vicepresidente del consiglio Luigi Di Maio che gli imprenditori – grazie a una misura introdotta in legge di Bilancio e votata a dicembre – potranno risparmiare fino al 30 per cento nel pagamento delle tariffe Inail, l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; il provvedimento è stato presentato come un'"azione concreta" ("Per la prima volta dare lavoro in Italia costerà meno") ma il capo politico del Movimento 5 Stelle ha omesso di dire che una parte significativa del taglio – di quasi mezzo miliardo di euro in tre anni – riguarderà proprio i fondi che servono a incentivare gli imprenditori a migliorare la sicurezza sul posto di lavoro.

Prevenzione infortuni sul lavoro: 500 milioni in meno in tre anni

Spiega l'Inail: "Il taglio degli oneri per le aziende sale a 1,7 miliardi. La revisione ha comportato anche una riduzione del 32,72% – dal 26,53 per mille del 2000 al 17,85 per mille – dei tassi medi nazionali per le imprese, che sono stati calcolati prendendo come riferimento i dati relativi all’andamento infortunistico e tecnopatico nel triennio 2013-2015 e le retribuzioni soggette a contribuzione di competenza nello stesso periodo, mentre il taglio complessivo dell’onere finanziario che ricade sulle aziende è aumentato di circa 500 milioni, fino a 1,7 miliardi di euro". Poco meno di 500 milioni verranno però stralciati dal monte dei fondi destinati a incentivare la prevenzione degli infortuni. E' scritto nero su bianco proprio nella legge di bilancio approvata a fine dicembre, al comma 1.122:

L'Inail stessa – a commento del taglio – ha dichiarato tramite Giovanni Luciano, presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza:

"I dati sugli incidenti sul lavoro dovrebbero far riflettere sull’inopportunità del taglio degli incentivi Inail a supporto della prevenzione per la salute e sicurezza sui posti di lavoro. E’ un errore che va rimediato. Ad ogni incidente mortale che avviene questo errore diventa ancor più drammatico. La parziale compensazione per la riduzione delle tariffe dei premi prevista dal Governo non dovrebbe passare da quei fondi. E’ sbagliato, perché si rischia di demotivare le imprese a fare di più per la prevenzione e perché questa verrà incentivata di meno.

Le esigenze di bilancio dello Stato sono prioritarie, ma questo CIV, fin da aprile del 2018, ha dato indicazioni circostanziate. Visto l’andamento finanziario degli ultimi quindici anni, il CIV ha indicato spazi possibili, per conseguire la riduzione delle tariffe unitamente al miglioramento delle prestazioni a favore di chi si infortuna o si ammala lavorando. Le risorse si possono trovare altrove nel bilancio. Invece, adesso, abbiamo il taglio degli incentivi e delle premialità per la prevenzione, e l’aumento risibile e parziale delle prestazioni a favore dei lavoratori.

Aumentare di 100 milioni di euro l’anno le tabelle del solo danno biologico in capitale a fronte di 1,5 miliardi in tre anni di taglio delle tariffe è un’operazione iniqua, soprattutto se, ripeto, questo taglio è addirittura compensato parzialmente dai fondi a favore della prevenzione.

Non è questo l’indirizzo che l’organismo di indirizzo strategico dell’Inail ha dato e ribadito finora. Si può e si deve rimediare".

A fronte dell'altissimo numero di infortuni sui luoghi di lavoro e di un trend in crescita delle morti che senso ha tagliare proprio i fondi volti a scongiurare nuovi incidenti?