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Covid 19
3 Aprile 2020
19:16

Presidente medici Roma: “Un sistema fondato sugli ospedali: così in Lombardia il virus è esploso”

“In altri territori ci sono specialisti ambulatori nelle Asl collegati anche ai medici di famiglia. In Lombardia tutto è concentrato negli ospedali. E così le strutture sono diventate focolai di contagio”. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Roma Antonio Magi spiega così a Fanpage i numeri enormi di infetti e morti per Coronavirus in Lombardia. Magi poi lancia un allarme: “Per affrontare il virus, rischiamo di lasciare soli i pazienti cronici”
A cura di Marco Billeci
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Antonio Magi – radiologo e presidente dell’Ordine dei Medici di Roma – già da settimane sostiene la necessità che anche chi non ha sintomi da Covid indossi la mascherina chirurgica per arginare il contagio. Una posizione che negli ultimi giorni ha guadagnato sempre più forza nel dibattito pubblico.

Perché secondo lei le mascherine sono utili per tutti?

“In ospedale le mascherine chirurgiche servono per evitare di contaminare il campo operatorio. Purtroppo non fermano la ricezione dei germi, ma bloccano l’uscita delle goccioline e l’aerosol. Per questo, se indossate, eviterebbero che chi ha il virus e non lo sa perché non ha sintomi particolari possa infettare gli altri. Per me il loro uso dovrebbe essere obbligatorio per chiunque esca di casa”.

Il ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanità però hanno detto fino a oggi che chi non ha sintomi respiratori non deve mettere la mascherina

“Io rispetto l’Iss, ma questa posizione mi pare legata al fatto che c’è carenza di protezioni. Se di mascherine disponibili ce ne sono poche, è ovvio che vada privilegiato il loro utilizzo dove è più necessario, come negli ospedali. Ma da qui a dire che non si debbano indossare, il discorso è diverso. Il problema è che bisognava attrezzarsi prima, almeno da gennaio, quando ancora non c’era la corsa a cercare le mascherine in tutta Europa.

A Roma oggi ci sono mascherine per tutti?

“A Roma non ce ne sono ancora tante disponibili, alcune consegne previste devono ancora arrivare. L’obiettivo deve essere produrle nel minor tempo possibile, anche perché, quando la situazione si inizierà a sbloccare, saranno utili per evitare un’onda di ritorno”

Lei crede che aver fatto passare il messaggio che le mascherine per i sani non servivano abbia contribuito a diffondere il contagio?

Non ho elementi per dire questo. Ci sono altri fattori. In Lombardia il focolaio si è amplificato perché in quella regione l’organizzazione della sanità è incentrata sugli ospedali. In altri territori ci sono più ambulatori e specialisti nelle Asl e a questo sistema sono collegati anche i medici di famiglia. In Lombardia l’attività specialistica per anni invece è stata svolta tutta all’interno degli ospedali. Per questo allo scoppio dell’epidemia, è successo che sia i pazienti con sintomatologia che quelli che dovevano fare visite di altra natura sono andati tutti nelle stesse strutture.

E cosa è successo?

I pazienti non sono stati gestiti sul territorio ma sono andati tutti nei pronto soccorso e negli ospedali. Qua si sono trovati assieme pazienti sintomatici e asintomatici Covid e persone trattate per diverse patologie. Per questo motivo all’interno degli ospedali lombardi sono scoppiati i focolai e lì sono sorti i punti di massima diffusione del virus. Aggiungo che per giorni i medici sono rimasti privi di protezioni.

I DPI il personale sanitario sono arrivati in ritardo?

Certo e i avere ventuno sistemi sanitari diversi non ha aiutato perché il federalismo ha comportato una mancanza di coordinamento. Ogni livello ha pensato che ad agire dovesse essere qualcun altro, c’è stato uno scaricabarile reciproco le cui conseguenze sono state pagate dai colleghi. Oggi tra i medici contiamo più di 70 morti, i sanitari positivi sono migliaia, solo tra quelli censiti. Molti altri sono “untori” senza saperlo perché i tamponi non vengono fatti a tutti. Secondo me hanno fallito un po’ tutti, regioni e governo.

Lei sarebbe favorevole a ridare tutte le competenze sulla sanità allo Stato?

Io riporterei l’organizzazione generale del sistema al Servizio Sanitario Nazionale. Le Regioni devono avere un ruolo nell’identificare alcune peculiarità dei territori, in accordo con lo Stato centrale. È chiaro che nelle aree di montagna l’organizzazione deve essere differente da quelle di pianura o dalle isole, per esempio. Le Regioni devono poter dire la loro anche sulle specificità delle patologie legate ai diversi territori. Il pallino però va rimesso al centro, evitando nello stesso tempo di dare ancora la sanità in mano agli economisti e alla finanza. Oggi paghiamo anche quanto successo negli ultimi anni: il blocco del turnover, il taglio dei posti letto, il sottofinanziamento del sistema.

Cosa dobbiamo fare per prepararci alla fase del dopo emergenza?

Io credo che comunque alla fine dell’anno i morti per Coronavirus saranno molti meno di quelli per patologie croniche come cardiopatie, diabete, tumori. Chi è affetto da queste malattie in questo momento sta soffrendo ulteriormente perché non riusciamo a seguirlo nel modo corretto. Queste persone oggi sono la parte debole del sistema e dobbiamo pensare anche a loro. Ricordiamoci peraltro che tra le persone con patologie pregresse il tasso di letalità del Coronavirus è molto più alto della media

C’è il rischio che per provare ad arginare il Coronavirus si trascuri il resto?

In queste settimane l’attività degli ambulatori è ridotta. Diciamo che su 20 appuntamenti nell’agenda di uno specialista in una giornata, quattro sono quelli che riguardano urgenze per cui le visite sono garantite. Gli altri sedici sono visite programmate o differibili, che oggi sono state bloccate. Io credo che allora gli specialisti dovrebbero poter contattare questi sedici pazienti in modalità smartworking o di telemedicina, per capire quale patologia hanno e perché avevano programmato una visita. Magari è gente che deve verificare l’andamento di una terapia oppure che ha finito un farmaco o ancora deve fare un ecografia periodica. Un triage telefonico può servire ai medici per capire chi tra questi ha bisogno di un intervento e nel caso chiamarlo in ambulatori. E anche in questo caso, indossare tutti le mascherine sarebbe di grande aiuto.

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