"C'è stata una annuncite eccessiva sul vaccino, che crea anche confusione soprattutto nelle persone più dubbiose. I risultati si sono ottenuti e i dati sono confortanti, ma passerà del tempo prima di vedere gli effetti della campagna vaccinale". Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, ha fatto il punto della situazione sul vaccino anti Covid intervenendo alla diretta live sul canale YouTube di Fanpage.it. L'esperto ha sottolineato come, terminato l'effetto degli annunci sull'arrivo di questo o quell'antidoto, bisogna fare i conti con una "campagna che occuperà tutto il 2021". Anche perché, ha aggiunto Pregliasco, per raggiungere l'immunità di gregge "dovremmo vaccinare il 60% della popolazione, cosa non facile".

In Italia, come annunciato dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, le prime dosi dovrebbero essere distribuite a partire da fine gennaio, in attesa che arrivi l'autorizzazione da parte dell'Ema, l'ente regolatore europeo, dei candidati vaccini. "L'Inghilterra, che comincerà la campagna vaccinale la prossima settimana, ha spiazzato tutti con il suo ok al vaccino Pfizer, perché non si riferisce all'Ema. È stato un via libera veloce, ma penso anche simbolico. Hanno voluto dimostrare maggiore efficienza. Io però credo che sia utile attendere le decisioni degli organi regolatori, l'Fda americano e l'Ema, in modo che si possa consolidare la percezione giusta di verifica di sicurezza ed efficacia. La realizzazione di questi vaccini ha richiesto un minor tempo rispetto agli altri, ma dal punto di vista della sicurezza, avranno la stessa valutazione nella fase 3 e nella fase 4 di farmacovigilanza di ogni vaccino".

Sui soggetti a cui andranno le prime dosi, Pregliasco è d'accordo con quanto previsto dal piano vaccinale stilato dal Ministero della Salute, che indica come categorie che riceveranno per prime il vaccino gli operatori socio sanitari, gli ultraottantenni e gli ospiti delle rsa "che hanno pagato il pegno più pesante nella prima ondata. La scelta è di proteggere chi è più fragile – ha continuato il virologo -, poi ci sarà una estensione successiva perché l'effetto di immunità di gregge si ottiene sulla quantità di persone protette ed anche su periodi prolungati di tempo. Non ci sarà momento secco in cui crollerà la diffusione del virus. Il resto lo scopriremo strada facendo. Ciò che è certo è che l'esigenza di sanità pubblica ci dice che questo è l'unico strumento in grado di gestire al meglio la convivenza con questo virus. Le aperture invernali se fatte male potrebbero riportarci in situazione di rischio perché il virus non è cambiato rispetto all'inizio dell'emergenza, continua la sua opera di trovare persone da infettare. Solo così riusciremo a gestire le ondatesuccessive".