"Che ci fossero mutazioni del genoma si sapeva. Questi virus sono imprecisi e rigirano a loro vantaggio la propria incapacità di replicarsi. È un errore di replicazione. Quello che si sa ad oggi è che le aziende che hanno il vaccino stanno facendo prove in vitro per verificare se i campioni hanno capacità neutralizzante anche in questo caso". Così Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, ha spiegato intervenendo alla diretta YouTube di Fanpage.it che il vaccino Pfizer, appena approvato dall'Ema per la somministrazione nei 27 Paesi dell'Ue, Italia compresa, non è detto che non abbia efficacia sulla nuova variante di Covid-19 scoperta a Londra e nel Sud dell'Inghilterra.

"I dati che abbiamo a disposizione ci dicono che il vaccino ha una capacità cross reattiva rispetto a questa reazione. Ciò che sappiamo con certezza è che ha un R0 superiore di mezzo punto rispetto al genoma conosciuto, vale a dire ha una maggiore capacità di trasmissione, ma sembra che causi la malattia nello stesso modo, forse in maniera un po' più grave nei più giovani ma è tutto da dimostrare. Servono altre verifiche ed elementi di approfondimento. Credo però che alla luce delle prime valutazioni disponibili, quanto stabilito dal nuovo decreto sul Natale diventi ancora più importante. Non esiste un manuale scientifico per i politici ma il principio che ci è stato raccomandato e da rafforzare è quello della responsabilità di ciascuno di noi, perché ogni contatto rappresenta un potenziale rischio di contagio".

L'importante è evitare che la campagna vaccinale di massa, che entrerà nel vivo a gennaio, coincida con una possibile terza ondata della pandemia. "L'apertura delle scuole e la fattibilità e pianificazione della vaccinazione sono un cruccio. Si è visto che i lockdown non possono durare all'infinito. Gli ultimi hanno fatto vedere dei risultati, ma non con la velocità che si sperava all'inizio. Non riusciamo ancora a contenere tutti i focolai, si deve arrivare a incidenza giornaliera ben inferiore a quella di oggi per convivere meglio col virus nel 2021, quando arriveremo ad una risoluzione si spera". Anche perché sia il vaccino Pfizer che Moderna agiscono sicuramente sui sintomi e sulla riduzione di complicanze, "ma bisognerà approfondire anche ulteriore elemento, cioè la capacità di impedire la contagiosità di un soggetto", ha concluso l'esperto.