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Turni di lavoro massacranti, di 13/16 ore giornaliere in media e in condizioni degradanti e di pericolo, in spazi ridotti per la presenza di numerosi macchinari, con vie di fuga ostacolate dal deposito di materiale lavorato e con l'uscita di emergenza bloccata dall'interno e non rapidamente raggiungibile. Insomma, lavoratori ridotti in schiavitù per poter realizzare quante più mascherine possibili. La Guardia di Finanza di Prato ha arrestato in totale 13 imprenditori in flagranza, più uno per il quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere, con le accuse di sfruttamento del lavoro e frodi nelle pubbliche forniture di mascherine chirurgiche, e sequestrato milioni di mascherine nel corso di un'operazione che vede coinvolte alcune ditte cinesi della città riconvertite alla produzione di Dpi destinati alla Protezione civile e alla centrale acquisti per la sanità per conto della Regione Toscana (Estar), entrambe parti lese nelle indagini coordinate dalla procura pratese, alle quali stanno collaborando.

Gli uomini delle Fiamme Gialle hanno anche individuato 90 clandestini che lavoravano in condizioni di schiavitù. Sono, inoltre, scattati i sequestri di conti correnti e dei beni riconducibili all’azienda indagata e ai suoi rappresentanti, fino ad arrivare a quota 3 milioni e 200mila euro (quanto ricevuto da Estar) e dei macchinari in uso alle 28 ditte subappaltatrici.

Il maxi-blitz è cominciato questa mattina, con il Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Prato che ha dato esecuzione ad un'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere di un imprenditore cinese titolare di fatto di una ditta di confezioni. In contemporanea 250 Finanzieri – si spiega in una nota – hanno proceduto alle perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Prato, di 28 imprese individuali del distretto del tessile, gestite sempre da soggetti di etnia cinese, nonché di tre società maggiormente strutturate e dei domicili di alcuni rappresentanti legali e di dipendenti. L'operazione di polizia giudiziaria – si aggiunge – eseguita insieme al personale del Dipartimento della Prevenzione dell'ASL Toscana Centro di Prato, è frutto di precedenti indagini delegate dall'Autorità Giudiziaria nei confronti dell'imprenditore cinese il quale, titolare di fatto di una ditta dove era formalmente inquadrato come dipendente, è accusato di gravi reati connessi allo sfruttamento del lavoro ai danni di 23 suoi connazionali, operai impiegati a "nero", 15 dei quali anche in stato di clandestinità. Tante le irregolarità riscontrate: i lavoratori avevano solo 10 minuti di pausa per poter mangiare, nonostante i turni fino a 16 ore, non potevano fruire di riposi festivi ed inoltre i laboratori fungevano anche da dormitori, con posti letto inventati in situazioni non abitabili. Sono stati arrestati anche 13 imprenditori cinesi (di fatto o di diritto) per l'impiego di manodopera clandestina, ciascuno infatti aveva alle proprie dipendenze più di tre lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno.