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14 Luglio 2021
23:25

Piersanti Mattarella, verbale inedito di Falcone: omicidio di mafia eseguito da sicari non mafiosi

Dopo la richiesta dell’Associazione dei cittadini contro le mafie e la corruzione, la Commissione Antimafia ha desecretato il verbale dell’audizione del giudice Giovanni Falcone, avvenuta a Palermo il 22 giugno del 1990, sull’omicidio dell’ex presidente della regione Sicilia Piersanti Mattarella. La decisione di rendere pubblico il documento è stata presa dal presidente Nicola Morra.
A cura di Chiara Ammendola
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Dopo più di 30 anni è stato desecretato il verbale dell'audizione del giudice Giovanni Falcone, avvenuta a Palermo il 22 giugno del 1990, dinanzi alla commissione Antimafia, sul delitto dell'ex presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella. Un omicidio di mafia, secondo il giudice Falcone, eseguito, però, da sicari non mafiosi: questa la conclusione delle oltre 150 pagine rese pubbliche solo oggi dal presidente dell'Antimafia Nicola Morra dopo la richiesta dell'Associazione dei cittadini contro le mafie e la corruzione.

"Nell'omicidio Mattarella vi era una concordia di fondo di tutta la commissione sull'eliminazione di questo personaggio, nel senso che non interessava a tutti più di tanto che rimanesse in vita – spiegava Falcone in quella audizione – però nel momento più acuto della crisi, che poi sarebbe sfociata l'anno successivo in una guerra di mafia molto cruenta, ognuno aveva paura di fare il primo passo, e Stefano Bontade, per la parte che ci è stata riferita, aveva preferito stare alla finestra nel senso di disinteressarsi delle vicende di Cosa nostra per poter poi contestare dall'opposizione certe vicende all'interno dell'organizzazione. Se per l'omicidio Mattarella, e questo ci è stato ampiamente confermato da Buscetta, fossero stati utilizzati killer mafiosi, in due secondi chiunque all'interno di Cosa nostra avrebbe saputo chi aveva ordinato l'omicidio del presidente Mattarella".

Nello stesso verbale infatti lo stesso Falcone ricorda di quando la vedova Mattarella escluse categoricamente che Salvatore Inzerillo potesse essere coinvolto nell'omicidio: "Nell'agosto 1980, subito dopo l'omicidio del procuratore della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, si reca a Londra Bruno Contrada, su incarico del Questore di Palermo del tempo, Nicolugia – raccontava ancora Falcone – Contrada mostra alla vedova Mattarella la fotografia di Salvatore Inzerillo indicandolo come l'esecutore dell'omicidio. Anche allora, come successivamente a me, la vedova Mattarella escluse categoricamente che Salvatore Inzerillo (che era coinvolto e che adesso è stato rinviato a giudizio per l'omicidio di Costa) potesse essere uno degli esecutori materiali dell'omicidio. Sul punto vi sono dichiarazioni assolutamente concordi sia di Contrada, sia dell'onorevole Sergio Mattarella, sia della vedova di Piersanti Mattarella".

E poi il riferimento al terrorismo nero e alla figura di Cristiano Fioravanti che accusò dell’assassinio Mattarella suo fratello, Valerio, detto Giusva, poi processato e assolto per il delitto dopo che Tommaso Buscetta ne mise in dubbio le responsabilità. Falcone infatti era certo della matrice mafiosa dell'omicidio ma riteneva anche che il delitto fosse stato effettuato da soggetti esterni: "La tesi esposta nel nostro mandato di cattura, peraltro conforme ai risultati di un'analisi dei documenti da noi forniti all'ufficio dell'Alto commissario, è la seguente: sotto il profilo delle risultanze emergenti dalle indagini sul terrorismo nero, le modalità dell'omicidio Mattarella sono sicuramente compatibili; sotto il profilo della compatibilità fra l'omicidio mafioso affidato a personaggi che non avrebbero dovuto avere collegamenti con la mafia, è emersa una realtà interessante e inquietante".

“Nel corso di faticose istruttorie – disse Falcone rispondendo ai parlamentari dell’Antimafia – abbiamo trovato tutta una serie di riscontri che ci hanno portato a dover valutare il fatto che queste risultanze probatorie fossero conciliabili con una matrice e quindi con dei mandanti sicuramente all’interno della mafia, oltreché ad altri mandanti evidentemente esterni". "Tutti i personaggi, quelli realmente importanti e senza i quali non sarebbe potuto avvenire un omicidio mafioso di quel calibro a Palermo, nella zona di Francesco Madonia (questo non lo dimentichiamo), nessuno di questi personaggi è stato riconosciuto, ma non nel senso che non è stato riconosciuto dalla vedova Mattarella, ma nel senso che ha sicuramente escluso che questi personaggi potessero essere coinvolti nell'esecuzione dell'omicidio".

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