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Omicidio di Pierina Paganelli a Rimini

Pierina Paganelli, nuova udienza del processo a Dassilva: spunta un biglietto di Manuela Bianchi al gip

Si è tenuta quest’oggi, lunedì 23 marzo, una nuova udienza per il processo sull’omicidio di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa nel garage del suo palazzo a Rimini. Ascoltate le testimonianze di due poliziotte.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Nella giornata di oggi, lunedì 23 marzo, avvocati difensori e testimoni sono tornati nell'aula di tribunale di Rimini per una nuova udienza del processorelativo alla morte di Pierina Paganelli, la 78enne uccisa a coltellate nell'ottobre 2023 nel garage del condominio di via del Ciclamino. L'unico imputato è Louis Dassilva, vicino di casa della vittima ed ex amante della nuora, Manuela Bianchi. Questa mattina il tribunale ha ricostruito tutti i "passi falsi" compiuti dall'indagato, secondo l'accusa, nel tentativo di allontanare da sé i sospetti per l'omicidio.

I primi ad essere stati ascoltati, come apprende Fanpage.it, sono stati i due agenti della squadra mobile che si sono occupati delle indagini. La prima agente di polizia si è soffermata sulla figura di Manuela Bianchi, che nell'aprile del 2025 cambiò la versione dei fatti sulla mattina del ritrovamento del cadavere di Paganelli in incidente probatorio. Inizialmente, l'ex nuora di Paganelli aveva dichiarato di aver trovato per prima il corpo senza vita della 78enne e di aver allertato i vicini di casa, tra i quali lo stesso Dassilva. Solo un anno fa, invece, aveva ammesso di aver saputo dell'esistenza di un cadavere nel garage del palazzo proprio da Dassilva e di aver ricevuto da lui istruzioni su come comportarsi.

Secondo l'agente di polizia, Bianchi avrebbe chiesto subito dopo l'incidente probatorio carta e penna per lasciare un biglietto al gip. Il messaggio è stato depositato agli atti del processo. Il cambio di posizione di Bianchi sarebbe stato, secondo l'accusa, il primo segno di passi falsi compiuti da Dassilva: il 34enne avrebbe infatti agito, stando a chi ha condotto le indagini, per evitare che Paganelli venisse a conoscenza della sua relazione extraconiugale con Manuela Bianchi.

L'ipotesi è che Dassilva avesse pensato di trovare in Manuela Bianchi, oggi indagata solo per favoreggiamento, un appoggio per la costruzione del suo alibi. Un piano, secondo le autorità, che sarebbe poi fallito nel corso del tempo, mostrando le crepe nel suo racconto. La poliziotta ha infatti raccontato ancora che, dall'analisi dei cellulari, era emerso che alle 8.23 del 4 ottobre, il cellulare di Dassilva aveva registrato dei passi, concludendo che l'uomo fosse tornato a casa a prendere il telefono dopo essere già sceso nei sotterranei con Bianchi e il vicino moldavo.

Una seconda agente di polizia ha invece testimoniato su alcune annotazioni poi sviscerate davanti alla Corte. La testimone si è soffermata su una conversazione telefonica tra la moglie dell'imputato, Valeria Bartolucci, e un'amica. Alla donna aveva riferito di avere un sonno "così profondo" da non essere in grado di svegliarsi in nessun caso.

Una testimonianza in netta contrapposizione con quanto dichiarato da Bartolucci nella scorsa udienza: la donna aveva infatti detto davanti ai giudici di essersi addormentata sul divano durante la visione di un film, ma di essere stata svegliata dallo stesso Dassilva e di essere poi andata a dormire. Secondo quanto da lei raccontato, un'uscita serale del 34enne non sarebbe passata inosservata.

L'agente di polizia ha poi ripercorso anche l'intercettazione tra l'imputato e un connazionale in Senegal al quale aveva chiesto, a indagini già iniziate, un rito voodoo contro il pm, Daniele Paci, e i componenti della squadra mobile di Rimini.

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