Avrebbe costretto il figlio di tre anni a mangiare in modo esagerato fino a farlo vomitare, lo avrebbe picchiato mentre gli faceva il bagnetto e senza alcun motivo lo avrebbe anche imbottito di medicinali, nello specifico cortisone, fino a mandarlo in ospedale. Violenze che sarebbero avvenute in Italia prima che questa mamma, contro la volontà del marito, scappasse in Romania, suo Paese d’origine, insieme al figlio. Ora la donna di trenta anni – a scriverlo è Il Centro – è stata condannata a 4 anni di carcere per maltrattamenti in famiglia e sottrazione di minore. A quanto emerso, la donna non se la prendeva solo con il bimbo, ma picchiava e minacciava anche il marito, il suocero e la suocera.

La testimonianza del marito della donna – “All’inizio andavamo d’amore e d’accordo”, è quanto ha raccontato il marito, affermando che i problemi sono iniziati dopo la nascita del bimbo. "Nei primi periodi ho pensato che il cambiamento di mia moglie fosse legato al parto, ma le cose andavano sempre peggio. Ripeteva che si era stufata e che i miei genitori (che vivevano con loro, ndr) la controllavano, cosa peraltro non vera. Il piccolo era terrorizzato dalla madre. Per mangiare lo portava in camera da letto, chiudeva la porta a chiave e lo ingozzava, anche durante la notte. Lei gridava: ‘Apri la bocca, stai zitto, mangia’”, il racconto dell’uomo. A suo dire la donna reagiva in modo violento, con graffi e schiaffi, se qualcuno provava a intervenire.

Nel 2017 è andata in Romania col figlio e non è più tornata – Il nonno del bambino ha detto che la nuora lo minacciava dicendo che avrebbe chiamato i familiari romeni per ucciderli. La nonna invece non è riuscita a trattenere le lacrime davanti al giudice: “Mio nipote, quando mi allontanavo da casa per andare a lavoro, mi diceva: ‘Non andare via”. Secondo il padre del bimbo, in una occasione la moglie avrebbe aggredito anche una assistente sociale. Poi il 25 marzo del 2017 la donna è andata via col figlio: “Mi ha detto che andava a un compleanno. In realtà non è più tornata casa. Quando è arrivata in Romania, mi ha telefonato dicendo che si era stufata della nostra relazione”. A quel punto lui ha presentato denuncia. Una pediatra dell’ospedale di Chieti ha ricordato che il minore era stato ricoverato per problemi legati alla crescita. Il medico ha anche specificato che le analisi hanno confermato presenza di cortisone nelle urine del bimbo in un periodo in cui non stava affrontando terapie che prevedevano l’utilizzo del farmaco. Al momento il bimbo è ancora in Romania, ma il padre spera di poterlo riabbracciare presto.