16 Dicembre 2020
18:07

Piano pandemico, la versione di Ranieri Guerra: “Documento ritirato da Copenaghen, volevo salvarlo”

Ranieri Guerra, al centro della polemica dopo il caso del documento sulla risposta italiana al Covid-19 scomparso dal sito dell’Oms, ha spiegato all’Agi la sua versione dei fatti, negando tutte le accuse. Il rapporto “venne ritirato per decisione dell’ufficio di Copenhagen”, ha raccontato Guerra. “Io volevo salvarlo”, tanto “che proposi di ripubblicarlo corretto e migliorato nel giro di un paio di giorni”.
A cura di Tommaso Coluzzi

Nella bufera, Ranieri Guerra, ci è finito da settimane. Il suo profilo Facebook è invaso di insulti e minacce di ogni tipo, quelle frasi che feriscono: da "sento già il tintinnio delle manette" a "come fai a dormire la notte". Ma il vicedirettore per l'Europa dell'Oms, accusato di essere coinvolto nella storia del documento scomparso dal sito dell'Organizzazione mondiale della sanità, ha una sua versione dei fatti. La sua verità, Guerra, l'ha raccontata all'Agi in una lunga intervista, in cui ha spiegato che le responsabilità dell'eliminazione di quel documento sono della sede europea dell'Organizzazione, a Copenaghen, e non sue. Il rapporto prodotto dai ricercatori di Venezia, che descriveva dettagliatamente tutti gli errori fatti dall'Italia nella prima fase della pandemia di Covid-19 (e nella preparazione ad uno scenario simile), "venne ritirato per decisione dell'ufficio di Copenhagen", ha raccontato Guerra. "Io volevo salvarlo", tanto "che proposi che due colleghi dell'Istituto Superiore di Sanità si affiancassero ai colleghi di Venezia per correggere le imperfezioni e ripubblicare il Rapporto così migliorato nel giro di un paio di giorni".

La competenza è di Copenaghen, secondo Ranieri Guerra. Francesco Zambon "dipendeva e rispondeva, così come gli altri suoi colleghi, all’ufficio regionale e non certo da Ginevra". Nessuna pressione, ricostruita dalle mail pubblicate dalla trasmissione Report e denunciata dallo stesso coordinatore dei ricercatori al Guardian. "Io leggo per la prima volta il testo del Rapporto proposto per la pubblicazione quando già è stato depositato dai colleghi di Venezia, e ne propongo alcune correzioni, chiedendo di spostare la data di pubblicazione di due giorni – ha spiegato il vicedirettore dell'Oms – So che anche altre due colleghe dell’ufficio di Copenaghen, da cui Venezia dipende, hanno fatto lo stesso. Molte delle correzioni proposte vengono infatti accolte dai colleghi e sono presenti nel testo del Rapporto pubblicato: la mail che Report pubblica si riferisce al periodo antecedente la pubblicazione e alla versione mai circolata". Nulla da dire, da parte di Guerra, sul testo pubblicato, nonostante "le inesattezze", ma una cosa sulla forma la vuole proprio sottolineare: "La scorrettezza determinata dalla mancata comunicazione al Ministro dell'imminenza della pubblicazione stessa". Nessuna censura, ma solo passaggi istituzionali.

"Non ho nulla di cui rimproverarmi", ha detto Guerra all'Agi. "Ho un’appartenenza istituzionale e seguo meticolosamente sia le regole della mia istituzione, sia quelle dettate dalla mia etica personale e professionale". E "non cerco progressioni di carriera o benefici in una situazione di crisi come questa", anzi. "Non ho ancora imparato a digerire il dolore determinato da una morte o da una sofferenza inflitta da malattia che stiamo ancora cercando di conoscere", ha confidato il vicedirettore per l'Europa dell'Oms. "Non mi sono mai rinchiuso in torri d’avorio e non mi sono mai isolato dalle persone che il mio giuramento ippocratico mi impone di servire. Io ci credo ancora, nonostante l'età e tutto quello che ho visto in giro per il mondo".

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