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Giada Zanola uccisa a Vigonza

Perché l’ammissione di Andrea Favero sull’omicidio di Giada Zanola non è utilizzabile in caso di processo

Andrea Favero avrebbe ammesso di aver gettato dal cavalcavia in A4 a Vigonza la compagna Giada Zanoli. Le dichiarazioni, poi ritrattate, non potranno essere utilizzate durante l’eventuale processo anche se rappresenterebbero un indizio di colpevolezza. Ecco perché.
A cura di Ida Artiaco
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"L'ho presa per le ginocchia e l'ho buttata giù". Sono queste le parole parole pronunciate le scorso 29 maggio dal 38enne Andrea Favero, indagato per la morte della compagna, e madre del loro bimbo di 3 anni, Giada Zanola, scaraventata giù dal cavalcavia in A4 a Vigonza, nel Padovano, poco distante dalla casa in cui vivevano.

Si tratta di una ammissione che l'uomo ha poi ritrattato davanti al pm, dicendo di non ricordare cosa fosse successo esattamente in quel minuto e mezzo in cui la sua auto è stata "vista" dalle telecamere di un’abitazione in via Prati, ai piedi di quel cavalcavia.

Nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip Laura Alcaro si fa riferimento al verbale di sit (sommarie informazioni) rilasciato alla polizia da Favero quando ancora si stava indagando su un possibile suicidio. Quando all'uomo è stato detto che la sua auto era stata vista quella notte in vita, ha rilasciato quelle dichiarazioni, che però non potranno essere utilizzate durante l'eventuale processo, proprio perché non sono state rese né alla presenza di un avvocato né davanti al pm. Ma, per quanto siano state ritrattate, rappresenterebbero un indizio di colpevolezza.

Intanto, continuano le indagini per cercare di ricostruire cosa è successo negli attimi immediatamente precedenti la morte di Giada. In particolare, gli inquirenti starebbero cercando il cellulare della vittima, che ancora non si trova. Eppure, l'ultimo segnale di vita del dispositivo risale alle 4 del mattino di mercoledì 29, circa mezz'ora dopo la telefonata che allertava la Polstrada sulla presenza di un cadavere ai piedi del cavalcavia in A4 a Vigonza.

Il sospetto è che l'indagato l'abbia fatto sparire perché conteneva le prove dei suoi maltrattamenti, ossia le foto agli ematomi su collo e braccia che la ragazza aveva fotografato dopo l’ultimo litigio avvenuto il 27 maggio, due giorni prima dell’omicidio, pur non sapendo che lei già le aveva girate al nuovo compagno e alla migliore amica, per cui ora sono in possesso della polizia. I due dovevano sposarsi, poi lei ha annullato tutto.

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