Perché il criminalista Davide Barzan rischia il processo per truffa aggravata secondo Le Iene

Guai giudiziari per Davide Barzan, noto criminalista e volto televisivo. Lo annuncia il programma Le Iene, secondo cui il professionista, già consulente della difesa di Manuela e Loris Bianchi nell’inchiesta sull’omicidio di Pierina Paganelli, è stato citato a giudizio dal tribunale di Rimini per truffa aggravata, con udienza fissata per il 4 febbraio.
Secondo quanto riportato dalla trasmissione, Barzan avrebbe messo in atto, insieme al padre Francesco Barzan, un disegno criminoso finalizzato a ingannare alcune persone offese, ottenendo un profitto illecito di 53.823 euro, con l’aggravante di aver provocato un danno patrimoniale di rilevante entità. La cifra, secondo l’accusa, sarebbe persino sottostimata. Non si tratterebbe della prima condanna: Barzan risulta pregiudicato e in passato era già stato condannato a sei mesi di reclusione con pena sospesa per truffa.
La vicenda nasce dalla denuncia di una famiglia di imprenditori del riminese, che, trovandosi in difficoltà economica, si sarebbe rivolta a Barzan per ottenere un finanziamento. Secondo l’accusa, il criminalista avrebbe suggerito di affidarsi a una società di finanziamenti creata da lui stesso, proponendo la costituzione di una società estera a Malta per gestire i flussi di denaro legati ai prestiti. Da qui sarebbero scaturiti versamenti anticipati e assegni scoperti, circostanza che ha portato alla denuncia e alla successiva citazione a giudizio.
Negli ultimi mesi diverse persone hanno raccontato alle telecamere de Le Iene di aver perso denaro affidandosi a quello che consideravano il criminalista più noto d’Italia. Alcuni hanno spiegato di aver riposto fiducia in lui non solo come professionista, ma anche come punto di riferimento personale, sperando che la consulenza ricevuta li aiutasse in un momento difficile. È proprio uno di questi rapporti a finire ora al centro del processo, che vedrà i due imputati affrontare il giudice insieme.
L’avvocato di Barzan, Marlon Lepera, ha definito la ricostruzione della trasmissione “gravemente fuorviante”, sottolineando che i fatti risalgono al 2020 e che il procedimento, inizialmente instaurato in un altro tribunale, è stato trasferito a Rimini a seguito di eccezioni preliminari. Lepera ha precisato che le eccezioni pregiudiziali, già accolte, saranno riproposte integralmente in udienza e che il suo assistito “non ha nulla da temere né sotto il profilo processuale né nel merito”. Ha aggiunto inoltre che i fatti contestati “non hanno alcuna attinenza con l’omicidio di Pierina Paganelli né con la vicenda del cosiddetto ‘parrucchiere’, per la quale è intervenuta sentenza di non luogo a procedere”.