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Perché il criminalista Davide Barzan è a processo per truffa aggravata dopo le accuse de Le Iene

Davide Barzan, noto criminalista e volto televisivo, è finito a processo per truffa aggravata dopo i servizi de Le Iene, con prima udienza fissata al 4 febbraio. A riportarlo è la trasmissione Mediaset.
A cura di Biagio Chiariello
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Guai giudiziari per Davide Barzan, noto criminalista e volto televisivo. Il consulente parte del team della difesa di Manuela e Loris Bianchi nella vicenda giudiziaria sull'omicidio di Pierina Paganelli è finito a processo per truffa aggravaa davanti al Tribunale monocratico di Rimini dopo alcuni servizi del programma Tv Le Iene. L'udienza  è fissata per il 4 febbraio.

Secondo quanto riferito dalla trasmissione, la vicenda giudiziaria parte dalla denuncia sporta da una famiglia di imprenditori che in un momento di difficoltà economica si era rivolta a Barzan per ottenere un finanziamento. A loro dire, il criminalista avrebbe convinto le vittime ad affidarsi a una finanziaria americana da lui creata per poi aprire un conto corrente a Malta dove far transitare i soldi. Secondo quanto denunciato, la vittima avrebbe versato in anticipo le prime due rate per rimborsare il prestito, salvo poi scoprire che l'assegno da 512mila dollari a lui consegnato, sarebbe stato scoperto.

In passato, sempre stando a quanto ricostruito dal programma, non sarebbe la prima volta: diverse persone hanno raccontato alle telecamere de Le Iene di aver perso denaro dopo essersi affidate a Barzan. Il criminalista è già stato condannato a sei mesi di reclusione per truffa con pena sospesa.

Per l'avvocato che lo assiste, Marlon Lepera, la ricostruzione de Le Iene è "gravemente fuorviante". Secondo il legale, i fatti risalgono al 2020 e il procedimento, inizialmente instaurato in un altro tribunale, sarebbe stato trasferito a Rimini a seguito di eccezioni preliminari.

Lepera ha precisato che le eccezioni pregiudiziali, già accolte, saranno riproposte integralmente in udienza e che il suo assistito “non ha nulla da temere né sotto il profilo processuale né nel merito”. Ha aggiunto inoltre che i fatti contestati “non hanno alcuna attinenza con l’omicidio di Pierina Paganelli né con la vicenda del cosiddetto ‘parrucchiere’, per la quale è intervenuta sentenza di non luogo a procedere”.

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