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Omicidio Saman Abbas

Perché gli assassini di Saman Abbas rischiano davvero di farla franca

Lo zio Danish e Shabbar Abbas negano ogni responsabilità per la morte di Saman. Ma noi sappiamo chi l’ha uccisa. Lo ha rivelato il fratellino in incidente probatorio.
A cura di Anna Vagli
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Saman Abbas è stata inquisita dalla sua stessa famiglia. Una famiglia che prima si è trasformata in un tribunale. E poi nel suo boia. C’è voluto più di un anno per ritrovare i resti della giovane uccisa solo perché voleva essere libera di scegliere chi amare.

Dirimente, per delineare i confini dell’intricata geografia criminale, era stata innanzitutto la testimonianza resa del fratellino sull’ordine delle responsabilità. Secondo il racconto reso dal ragazzo, Shabbar e Nazia avevano affidato la licenza di uccidere Saman allo zio Danish. Che poi ne aveva architettato modalità e tempi per farlo.

Ma determinante per chi indaga è stata anche l’indicazione da parte dello zio Danish del luogo dove il cadavere è stato occultato. Dunque, trovati i resti, il cerchio sembrava chiuso. Sembrava perché il Pakistan, dopo l’arresto di Shabbar, non manifesta alcuna intenzione di collaborare in ordine all’accertamento della verità. Quindi, se da un lato il padre di Saman nega dal paese di origine che la figlia sia morta, affermando al contrario che si trovi in Italia all’interno di una comunità a studiare, anche lo zio Danish prende le distanze dall’omicidio.

Chi ha ucciso Saman Abbas?

L’unione familiare, quella che ha rivendicato l’onore uccidendo Saman,  non esiste più. Ora lo zio Danish e Shabbar portano avanti la propria strategia criminale. Al solo scopo di preservare sé stessi.

Shabbar, consapevole della protezione che sta ricevendo dal Pakistan, non ammetterà mai le sue responsabilità.

In questo scenario lo zio Danish nega oggi di essere l’esecutore materiale del delitto perché, chiaramente, potrebbe essere l’unico a pagare per l’omicidio. Ma noi sappiamo chi ha ucciso Saman. Ce lo ha detto il fratellino in incidente probatorio. Lo zio Danish è stato l'esecutore materiale del delitto. Posto che la mia esperienza sulla scena del crimine mi ha insegnato che le coincidenze non esistono, ricordiamoci che Danish ha indicato il luogo del seppellimento del corpo all’indomani dell’arresto di Shabbar. Ed ha cambiato idea in termini di collaborazione solamente a seguito della presa di posizione da parte del suo Paese di origine. Ed è agevole comprendere il perché. In questo senso, Shabbar difficilmente pagherà per aver ucciso la figlia proprio perché mancano accordi bilaterali tra Italia e Pakistan. E, dunque, l’estradizione può muoversi esclusivamente sul campo della trattativa diplomatica. Che difficilmente andrà a buon fine. L’8 febbraio, data al quale è stata rinviata l’udienza, potrebbe addirittura essere scarcerato.

La morte di Saman resterà impunita? Può essere, ma è difficilmente tollerabile. L'Italia è un Paese libero, ed in nome di quella libertà tanto agognata da Saman, deve rendere giustizia. E deve farlo per impedire che ci siano altre ragazze a morire come lei. In caso contrario, passerebbe un messaggio pericolosissimo.

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Dottoressa Anna Vagli, giurista, criminologa forense, giornalista- pubblicista, esperta in psicologia investigativa, sopralluogo tecnico sulla scena del crimine e criminal profiling. Certificata come esperta in neuroscienze applicate presso l’Harvard University. Direttore scientifico master in criminologia in partnership con Studio Cataldi e Formazione Giuridica
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