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Opinioni
Coronavirus
27 Febbraio 2021
09:05

Perché dobbiamo vaccinare al Covid-19 i migranti irregolari, e farlo subito

In Italia ci sono 562mila migranti irregolari, e molti tra loro sono senza fissa dimora. Nessuno si sta preoccupando di vaccinarli al Covid-19, mentre Canada e Germania li hanno messi in testa al loro piano vaccinali. Buonisti? No, lungimiranti. Perché oltre a occuparsi di una questione umanitaria, stanno mettendo in sicurezza il resto della popolazione. Noi, invece, no.
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Ormai, gli unici che non l’hanno ancora capito sono i No Vax.
Per uscire dalla pandemia di Covid-19 è necessario vaccinare tutti.
E infatti, stiamo vaccinando tutti.
Prima gli anziani con più di ottant’anni.
Poi il personale sanitario, le forze dell’ordine, gli insegnanti e i carcerati.
Poi chi fa lavori a contatto col pubblico.
Poi gli adulti, i ragazzi, i bambini.
Tutti, insomma.
O forse ci stiamo dimenticando qualcuno?

In Italia, stando alle ultime rilevazioni, ci sono circa 562mila migranti irregolari.
Persone cui è stata respinta la richiesta d’asilo, o che sono solamente di passaggio in Italia, o che perdendo il lavoro, per effetto della legge Bossi-Fini, hanno perso il diritto di vivere nel nostro Paese.
Forse penserete che loro non abbiano diritto a essere vaccinati, che non sia un nostro problema, che si dovrebbero vaccinare A CASA LORO.
L’ha detto anche il Commissario Domenico Arcuri, quello che si occupa delle vaccinazioni, a In Mezz’Ora, da Lucia Annunziata: “Tutte le persone che attraversano le nostre strade, e che non lo facciano clandestinamente, possano essere sottoposte alla vaccinazione e ovviamente è importante dire che non lo facciano clandestinamente".

Spiacente, Arcuri, ma non è così.
Non lo è per la Costituzione Italiana, che all’articolo 32 recita che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Non agli indigenti italiani, o ai cittadini indigenti. Agli indigenti. Punto.
E non lo è nemmeno per il decreto legislativo 286 del 25 luglio 1998, che all’articolo 35, comma 3, dice che "ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso ed al soggiorno sono garantite le vaccinazioni secondo la normativa e nell'ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva”.

Insomma, piaccia o meno, la legge dice che dobbiamo vaccinare anche loro.
E non è solo la legge, in realtà.

Prima di tutto è una questione di umanità: chi è fragile, indigente, senza alcuna copertura sanitaria, e spesso senza nemmeno gli strumenti e le possibilità di accedere alle cure sanitarie, è esposto a un rischio enorme, nel caso dovesse ammalarsi.

Non solo, però. Non vaccinare i migranti irregolari, molto spesso senza tetto, espone a enormi rischi anche il resto della popolazione. Tra chi non ha una casa, e spesso nemmeno un documento d’identità, il Covid-19 è molto più difficile da tracciare, identificare, isolare. Nascosto tra gli invisibili della nostra società, può diffondersi molto più rapidamente e silenziosamente.
È soprattutto per questo che Paesi come la Germania e il Canada hanno già iniziato a vaccinare i richiedenti asilo e i senzatetto.

E noi?
Noi non stiamo facendo nulla di tutto questo.
I migranti irregolari, i senzatetto e i richiedenti asilo non compaiono in nessun piano vaccinale.
E non è stata nemmeno pensato un percorso specifico per loro.
Ora, per vaccinarsi serve una connessione internet, una tessera sanitaria, un documento d’identità e un medico di famiglia.
E chi non ha nulla di tutto questo, semplicemente, non può prenotare la vaccinazione, anche se ne avrebbe diritto.
Di fatto, non li abbiamo esclusi, ma ce ne stiamo fregando.
Tanto se diventerà un problema, sarà sempre colpa loro.
Funziona sempre. Perché non dovrebbe funzionare ancora?

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro. 15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019)
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