"Ora è meglio chiudere che aprire, anche le scuole. Bisogna accelerare la campagna vaccinale per uscire dall'incubo della pandemia". A parlare è Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università di Milano, che intervenendo alla trasmissione Timeline su Skytg24 ha fatto il punto della situazione epidemiologica nel nostro Paese. Anche se la velocità del contagio si va riducendo, non è ancora venuto il momento di abbassare la guarda nei confronti del Coronavirus. "Cosa ci dice la scienza? Al momento chiudere è meglio che aprire, anche la scuola. Si faranno poi scelte di valutazione del rischio, tenendo presente che questa è una decisione più che altro politica. Non esiste il rischio zero e la scuola lo rappresenta, non tanto nel momento in cui si sta in aula ma in tutto quello che ci sta intorno".

Per Pregliasco fondamentale è continuare con la campagna vaccinale. "Il problema è la carenza di dosi – ha continuato -. Ma se è vero che arriveranno oggi 1 milione di dosi Pfizer, in aggiunta a quelle Moderne e AstraZeneca, allora possiamo partire. È fondamentale perché già si vedono segnali che confermano l'importanza delle vaccinazioni. Non solo dal Regno Unito e da Israele, ma anche dalle nostre Rsa. Secondo un report pubblicato ieri dall'Iss, vediamo che ora l'incidenza dei nuovi casi in queste strutture, dove la somministrazione già è avvenuta, è calata dal 3% di ottobre scorso allo 0,6%. Ciò vuol dire che possiamo cominciare a vedere la luce in fondo al tunnel. Soffriamo ancora un po' per gestire al meglio la campagna vaccinale che spero da ora vada ancora più veloce".

Pregliasco ha anche rassicurato circa i dubbi sul vaccino AstraZeneca, sul quale l'Fda, l'ente regolatore americano, ha richiesto rivalutazioni più recenti, con dati aggiornati, prima dell'approvazione del siero. "I numeri legati ai dati tromboembolici sono simili anche per Pfizer. AstraZeneca è stato vittima di una comunicazione errata. Partiva svantaggiata già con la comunicazione dovuta all'efficacia del vaccino, che invece è molto valida con l'82% sui casi importanti. Alcune persone sono molto spaventate ed è difficile convincerle a vaccinarsi. Diverse persone non si sono presentate, però la campagna sta riprendendo a buoni ritmi. Potremmo fare di più, ma se ci arrivano poche dosi, facciamo quello che possiamo".