Papa Leone XIV e la malattia, la vaticanista Chirri: “Continuerà a governare. Parolin? Un po’ di rumore per nulla”
Le recenti dichiarazioni del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, sulla "rimodulazione" del pontificato dopo la scoperta di un tumore al polmone di Leone XIV hanno suscitato polemiche, apparendo quasi un segnale di debolezza istituzionale. Nelle scorse ore il Pontefice è apparso in piazza San Pietro e il suo prossimo viaggio apostolico è stato confermato, per cui le parole di Parolin sono sembrate addirittura improvvide. Di questo e delle prospettive della Chiesa cattolica Fanpage.it ha parlato con Giovanna Chirri, già vaticanista dell'Ansa che per prima diede al mondo la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI.
Parolin ha sbagliato a parlare così?
Il Cardinale Parolin è stato interpellato dai giornalisti a margine di un evento sulla salute del Papa. Ha semplicemente risposto con pragmatismo alla situazione del momento. Tra l’altro, va precisato un aspetto fondamentale: se in un primo momento si era ipotizzato che la “rimodulazione” riguardasse l’intero assetto del pontificato, lo stesso Parolin ha successivamente chiarito a una testata francese che il riferimento era specifico alla riorganizzazione dei prossimi viaggi apostolici, come quello in America Latina. C’è stato, forse, un po' di rumore per nulla. Al momento neanche i medici possono prevedere con certezza se il Santo Padre potrà sostenere lo stress fisico legato ai lunghi spostamenti aerei e all'altitudine. Servirà pazienza in attesa degli esiti degli esami istologici. Non enfatizzerei oltre: è una valutazione di prudenza.
Resta comunque l'interrogativo su come un Papa possa continuare a guidare la Chiesa in condizioni di salute precarie. La storia recente ci offre precedenti importanti…
Certamente. Un Papa può continuare a governare la Chiesa anche se malato, ovviamente adattando le sue modalità operative. Il pensiero va inevitabilmente agli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. Quelli di Wojtyła sono stati anni complessi e segnati da evidenti difficoltà di gestione quotidiana a causa di una malattia degenerativa del sistema nervoso. Tuttavia, il quadro attuale è molto diverso: qui parliamo di un quadro clinico differente, un tumore ai polmoni, e di un Papa che, pur nella delicatezza della situazione, conserva una grande fibra. Basti pensare che a sole 24 ore dall’intervento chirurgico ha già celebrato messa e incontrato il Sostituto della Segreteria di Stato, che rappresenta il vero braccio operativo per la gestione degli affari ecclesiastici. Per quanto sia un uomo anziano di 71 anni, parliamo di una persona sportiva e con un fisico performante, che sembra aver assorbito bene l'operazione. Il governo della Chiesa non è in discussione.
Allargando lo sguardo all'orizzonte pastorale e dottrinale, che bilancio si può tracciare di questo pontificato rispetto ai predecessori? C'è chi si attendeva una rottura e chi invece vede una forte continuità.
A mio avviso prevale una profonda e sostanziale continuità con il pontificato di Bergoglio, pur con uno stile proprio. I grandi pilastri rimangono i medesimi: la centralità della sinodalità, la costante attenzione agli ultimi e ai poveri, e un impegno incessante per la pace internazionale. C’è però uno sviluppo originale e interessante di alcuni temi. Si pensi al tema del “cuore”: all'epoca il documento di Francesco sul Sacro Cuore, l'enciclica Dilexit nos, fu quasi snobbato dai media, che la liquidarono come una semplice questione devozionale. In realtà rappresentava una riflessione profonda sulla capacità dell'uomo di essere compassionevole e di farsi carico della carne del sofferente. Oggi Leone riprende quel filo conduttore e lo proietta nelle sfide contemporanee, come nel suo discorso sull'Intelligenza Artificiale, ricordando che l'essere umano non può ridursi a pura razionalità o calcolo, ma vive di cuore. È una sintesi concettuale di straordinaria attualità.
Se sulla dottrina sociale c'è continuità, dove si registrano le maggiori differenze con il passato?
Le differenze principali emergono nell'impostazione del governo interno e della riforma della Curia. Papa Francesco tendeva spesso ad agire d'impeto, talvolta scavalcando i passaggi canonici formali o le terne proposte dai dicasteri per la nomina dei vescovi. Leone, al contrario, sta ripristinando una rigorosa linearità procedurale e canonica. Il suo approccio è quasi "matematico": razionale, consequenziale, metodico, ma sempre accompagnato da una spiccata sensibilità umana e pastorale. Non ha paura di prendere posizioni nette o di affermare le proprie convinzioni senza il timore di essere accusato di ingerenza. Questo rigore, unito alla fermezza, ne fa una figura di grande spessore per la Chiesa di oggi.
In ultimo, come giudica la risposta dei fedeli e dell'opinione pubblica nei suoi confronti?
Siamo di fronte a un pontificato forse meno "mediatico" nei termini dello spettacolo televisivo o dei titoli di giornale, ma estremamente profondo nel rapporto con il popolo di Dio. Nel suo primo anno ha scelto di non imporsi subito con grandi gesti a effetto, preferendo un lavoro silenzioso e solido. L'opinione pubblica laica ha iniziato a scoprirlo veramente solo in occasione delle grandi prese di posizione internazionali, come la netta contrapposizione a certe politiche americane o il viaggio in Africa. Ma l'affetto dei cattolici è evidente: la straordinaria partecipazione di folla vista ad esempio a Parigi dimostra che nei fedeli c'è un forte desiderio di conoscerlo e di seguirlo. È un Papa chiaro, autorevole e coerente. Ed è anche per questo che il rallentamento forzato dovuto a questo problema di salute rappresenta, per la Chiesa e per il mondo, un vero peccato.