Papa Francesco è intervenuto di nuovo sulla crisi mondiale creata dall'emergenza Coronavirus. All'inizio della settimana santa, il Pontefice ha rilasciato una intervista allo scrittore inglese Austen Ivereigh e pubblicata da Civiltà Cattolica. Bergoglio ha attaccato soprattutto la "politica della cultura dello scarto" e ha sottolineato ancora una volta, dopo la benedizione Urbi et Orbi tenuta in una Piazza San Pietro deserta qualche settimana fa, che "questa crisi ci tocca tutti: ricchi e poveri. È un appello all'attenzione contro l'ipocrisia. Mi preoccupa l'ipocrisia di certi personaggi politici che dicono di voler affrontare la crisi, che parlano della fame nel mondo, e mentre ne parlano fabbricano armi. È il momento di convertirci da quest'ipocrisia all'opera. Questo è un tempo di coerenza. O siamo coerenti o perdiamo tutto", ha sottolineato nell'intervista. E poi ha fatto un paragone senza giri di parole: "Oggi, in Europa, quando si cominciano a sentire discorsi populisti o decisioni politiche di tipo selettivo non è difficile ricordare i discorsi di Hitler nel 1933, più o meno gli stessi che qualche politico fa oggi".

Il Papa ha anche parlato di come l’epidemia da Coronavirus possa riconnettere l’uomo con la natura e il creato: "Ogni crisi è un pericolo, ma è anche un’opportunità. Ed è l’opportunità di uscire dal pericolo. Oggi credo che dobbiamo rallentare un determinato ritmo di consumo e di produzione e imparare a comprendere e a contemplare la natura. E a riconnetterci con il nostro ambiente reale. Questa è un’opportunità di conversione". A tal proposito, il Santo Padre ha ricordato un proverbio spagnolo che dice: "Dio perdona sempre, noi qualche volta, la natura mai". E poi ha aggiunto: "Non abbiamo dato ascolto alle catastrofi parziali. Chi è che oggi parla degli incendi in Australia? E del fatto che un anno e mezzo fa una nave ha attraversato il Polo Nord, divenuto navigabile perché il ghiaccio si era sciolto? Chi parla delle inondazioni? Non so se sia la vendetta della natura, ma di certo è la sua risposta. Abbiamo una memoria selettiva. Vorrei insistere su questo". Infine, c'è spazio nelle sue parole anche per alcuni versi di Virgilio. "Mi viene ancora in mente un verso di Virgilio. Meminisce iuvabit: farà bene recuperare la memoria, perché la memoria ci aiuterà. Oggi è tempo di recuperare la memoria. Non è la prima pestilenza dell'umanità. Le altre sono ormai ridotte ad aneddoti".

Infine, un pensiero non poteva che andare a quanti stanno combattendo in prima linea contro il Coronavirus. "Penso ai santi della porta accanto – ha detto Papa Francesco –  in questo momento difficile. Sono eroi! Medici, volontari, religiose, sacerdoti, operatori che svolgono i loro doveri affinché questa società funzioni. Quanti medici e infermieri sono morti! Quanti sacerdoti sono morti! Quante religiose sono morte! In servizio, servendo". E poi ancora: "Sto vivendo questo momento con molta incertezza. È un momento di molta inventiva, di creatività. La mia preoccupazione più grande – almeno, quella che avverto nella preghiera – è come accompagnare il popolo di Dio e stargli più vicino. Questo è il significato della Messa delle sette di mattina in live streaming, seguita da molti che si sentono accompagnati; come pure di alcuni miei interventi e del rito del 27 marzo in piazza San Pietro. E di un lavoro piuttosto intenso di presenza, attraverso l'Elemosineria apostolica, per accompagnare le situazioni di fame e di malattia. Tempi migliori arriveranno, preparatevi. Perché in quel momento questo ci aiuterà a ricordare le cose che sono successe ora. Abbiate cura di voi per un futuro che verrà".