Due nuovi indagati nel caso di Pamela Matropietro. La novità è emersa ieri durante il processo in Corte d'Assise che vede imputato Innocent Oseghale per l'omicidio della 18enne romana: si tratta di un moglianese, che incontrò la giovane dopo che la giovane si era allontanata dalla comunità Pars, e di un'altra persona che lavora in zona. Devono entrambi rispondere di violenza sessuale nei confronti di una persona in stato di incapacità mentale. “Oggi abbiamo appreso che due persone, che Pamela ha incontrato, sono state iscritte nel registro delle notizie di reato per violenza sessuale”, ha confermato l'avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia Mastropietro, dopo la consulenza depositata dalla criminologa Roberta Bruzzone, consulente della difesa, “in cui si mette nero su bianco che Pamela era in stato di minorata difesa e chiunque poteva accorgersene”, ha riferito il legale.

Secondo quanto ricostruito, il primo, di Mogliano (Macerata), incontrò Pamela subito dopo l’uscita dalla comunità di Corridonia e l’accompagnò alla stazione ferroviaria di Piediripa; la giovane prese poi il treno per Macerata, dove avrebbe incontrato una seconda persona. Quest'ultima la ospitò in casa sua perché non c'erano più treni diretti a Roma, fece cena con la giovane ed ebbe poi un rapporto sessuale con lei. Il giorno dopo l’accompagnò in stazione, ma il treno era già partito. A quel punto Pamela si mise in cerca della dose di eroina, incontrò Oseghale e a casa non tornò mai più. Né il moglianese, né l’argentino hanno contattato i carabinieri, quando si è diffusa la notizia della scomparsa dalla 18enne, e neppure quando si è saputo che era stata uccisa in modo atroce. Secondo il legale della famiglia e zio della ragazza Marco Verni, il reato è comunque perseguibile d’ufficio.