I periti informatici sono riusciti a sbloccare il cellulare della piccola Antonella Sicomero e non hanno trovato tracce d'inviti a presunte sfide online. È quanto emerge dai primi esami effettuati sul telefonino che la bimba, morta a Palermo aveva con sé nel bagno quando si è strangolata con la cinta dell'accappatoio.

Nessuno l'ha sfidata con messaggi o chat

Non esiste, dunque, nessun video girato dalla piccola per riprendersi mentre si provocava l'asfissia. L'assenza d'immagini, a questo punto, per gli inquirenti potrebbe significare due cose: o Antonella non è riuscita ad azionare la telecamera o non stava cercando di filmarsi per una sfida. A confermarlo anche l'assenza di messaggi e chat con riferimenti a sfide o prove di resistenza. Si indebolisce, dunque, l'ipotesi di istigazione da parte di terzi identificabili in una persona fisica. Quanto all'indagini della Procura di Termini Imprese, aperta, per l'appunto, contro ignoti, continuano gli accertamenti tecnici.

Sotto la lente la cronologia internet

Sotto la lente, ora, ci sono i siti consultati dalla piccola nelle ultime ore. Resta comunque valida l'ipotesi a che Antonella possa essere rimasta suggestionata da qualcosa che ha visto o letto in rete circa le prove di resistenza. Diversi testimoni – tra cui la sorellina della bimba, che ha riferito alla presenza di un psicologo di aver assistito in prima persona a prove soffocamento – sono state ascoltate nell'ambito delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Laura Vaccaro.  I fatti sono avvenuti il 21 gennaio, nel cuore di Palermo, nella casa dove Antonella viveva con la famiglia.  La piccola è stata trovata in bagno con la cinta dell'accappatoio intorno alla gola e il cellulare appoggiato sulla mensola del bagno. Aveva detto alla mamma e al papà che stava facendo la doccia.