Ore di attesa per i feriti a Crans-Montana, il papà di Elsa: “Mattarella ci ha abbracciati, ne avevamo bisogno”

Dolore, incognite, ma anche speranze si mescolano nel tempo dilatato dell'attesa, quello in cui da una decina di giorni galleggiano i familiari dei superstiti della strage di Crans-Montana. Mamme, papà, fratelli e sorelle dei giovani che stavano festeggiando il capodanno nel locale Le Constellation, andato a fuoco un'ora e quindici minuti dopo il rintocco della mezzanotte.
"La situazione è sempre sul filo del rasoio – dice a Fanpage.it il papà di Elsa, 15enne ricoverata a Zurigo insieme al 16enne Leonardo -. I chirurghi viscerali, che si occupano dell'intestino, oggi hanno trovato Elsa nello stesso stato in cui l'hanno lasciata dopo l'ultimo intervento, che quindi, per ora, sembrerebbe riuscito. Era quello che speravamo tutti, ma i medici aspetteranno ancora altri due giorni e lunedì 12 gennaio, se avrà mantenuto questa stabilità, dovrebbero chiudere l'addome".
Elsa ha ustioni sul 57% del corpo (e non sul 70% come ci ha precisato oggi il papà, ndr): "Nel frattempo i chirurghi plastici sono riusciti a terminare il lavoro di pulizia e addirittura a effettuare un trapianto di pelle dalla parte anteriore a quella posteriore della coscia, anche questo è un risultato buono, ma non mi voglio sbilanciare, perché la situazione è talmente poco controllabile che preghiamo solo che mantenga questa stabilità".
Anche l'infezione batterica contratta in questi giorni dalla 15enne, per ora non trasferibile in Italia, sembra essere sotto controllo: "Le stanno dando un antibiotico e gliene hanno tolti altri due che non erano più utili, questo rinforza il quadro di stabilità, seppur ancora precaria", spiega il padre.
Proprio oggi le famiglie di Elsa e Leonardo, gli unici due superstiti italiani della strage di Crans-Montana rimasti a Zurigo, hanno incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in visita Oltralpe per la commemorazione delle vittime a Martigny: "È stato eccezionale – commenta il papà di Elsa -, molto pacato ma anche lui emozionato, si è congratulato con i medici che hanno curato i nostri ragazzi e ha dimostrato grande empatia nei nostri confronti, la sua commozione è l'aspetto che mi è rimasto più impresso. Ci ha trasmesso le emozioni di cui avevamo bisogno: la vicinanza sua e del Paese".

Un altro papà, a circa 300 km di distanza, resta in attesa al capezzale di suo figlio. È Umberto Marcucci, padre del 16enne Manfredi, attualmente ricoverato al Niguarda insieme ad altri 10 superstiti: "Lo vegliamo giorno e notte – dice a Fanpage.it -, per ora non abbiamo potuto comunicare con lui ma siamo sempre al suo fianco, guardiamo lui e lo splendido lavoro dei professionisti del Niguarda che si stanno adoperando per curarlo. Stiamo facendo il pieno di forze – continua Umberto -, perché ce ne serviranno tante quando Manfredi si risveglierà e avrà bisogno di noi".
Accanto alla consapevolezza che il percorso di ripresa è appena agli inizi c'è la ferma volontà di trovare giustizia: "Senza dubbio, oltre alla salute dei nostri figli, la nostra priorità è che si arrivi alla verità, per questo come genitori dei superstiti italiani stiamo vagliando l'idea di un avvocato che ci rappresenti anche in Svizzera, dove si svolgerà il processo. Adesso però è ancora presto per pensarci – conclude Marcucci, rivolgendo un pensiero ai genitori di Riccardo Minghetti, amico del figlio e purtroppo deceduto nell'incendio del Constellation: "Sono persone fantastiche, ci siamo sentiti e mi hanno trasmesso tutta la loro vicinanza, sono stato molto confortato dalle loro parole, hanno dimostrato di essere delle grandi anche in questa circostanza".