"Roberta, nostra madre". Quando ha usato il nome di battesimo per riferirsi alla donna che per diciassette anni ha chiamato mamma, Daniele Logli non si rendeva conto dell'impatto che questa scelta linguistica avrebbe avuto, di lì a poco, sul pubblico che ha seguito, per la prima volta, l'intervista ai fratelli Logli negli studi di Quarto Grado. E alla domanda del conduttore, Gian Luigi Nuzzi, sul perché non la chiamasse ‘mamma', il primogenito di Roberta Ragusa e Antonio Logli, ha risposto, senza mostrare alcun disagio, che lo ha fatto perché sono ormai molti anni che non la vede più. La ‘toppa', tuttavia, come hanno commentato migliaia di utenti sui social network, è stata ‘peggiore del buco', perché da quel momento le critiche sulla posizione di Daniele Logli, hanno cominciato a inondare la pagina del programma. E anche se era la prima volta che Alessia, la figlia di Roberta, appariva in tv per difendere l'innocenza del padre, le critiche sono state tutte per Daniele, il primo tra i due figli a sostenere apertamente, con il padre, la tesi dell'allontanamento volontario di Roberta.

"Speriamo non si sia fatta una vita lontano da noi" hanno detto i figli della donna, quelli che invece se la sono rifatta, una vita, tanto che a sette anni dalla sua scomparsa non riescono a chiamarla mamma e vivono, da sei, come una famiglia, insieme alla nuova compagna del padre, l'ex babysitter Sara Calzolaio. Gli zii? Quelli che si sono costituiti parte civile contro Logli nel processo che lo vede condannato per due gradi di giudizio, per omicidio e occultamento di cadavere? "Non ci hanno mai aiutato", hanno detto. Sara, invece, intercettata in casa Logli i primi anni di quella difficile convivenza, mentre battibeccava, allora, con Alessia, si è invece perfettamente integrata in quella famiglia rimasta orfana della madre accuditrice e accudente, prendendone il posto. E ora, insieme ai figli, si stringe intorno a Logli, due volte condannato e che solo una manciata di giorni separa dalla sentenza di Cassazione.

E in questa prospettiva, in vista della sentenza, il tentativo di Daniele e Alessia di accreditare la loro verità in uno dei salotti di nera più seguiti, è umanamente comprensibile, ma come certo avranno preventivato, carico di rischi. Rischi che hanno corso e che hanno giocato contro di loro e contro quel padre che le immagini del servizio mostrano affettuoso e presente, ma che due sentenze descrivono come un gelido assassino. E se qualche volta il sentire popolare si dissocia dai tecnicismi della legge, invocando una sua giustizia, nel caso Ragusa invece è perfettamente allineato con la sentenza e lo hanno dimostrato migliaia di commenti, commenti che ricordano che la vittima è Roberta, come quello, arrivato poco fa, della cugina Maria, che si rivolge direttamente alla scomparsa Roberta.

Eh cara cugina mia,
a distanza di qualche ora, servita per metabolizzare il tutto, sono arrivata alle seguenti conclusioni:
Sto pover'uomo cosa doveva fare. Rimanendo tutto sulle sue spalle ha dovuto ingegnarsi così da riprodurre una pseudo-famigliola felice dove poter impartire una ferrea e univoca educazione.
Potrei dire anche chi muore giace e chi resta si dà pace; morto un papà se ne fa un altro; chiodo schiaccia chiodo; tutti utili nessuno indispensabile… Rimane il fatto che si è ribaltata la situazione, SEI TU CHE MANCHI e chi è rimasto doveva continuare a vivere. Il rispetto poi, quello te lo hanno sempre portato. Dentro casa infatti, e nel tuo letto, è entrata una amica di vecchia data. Una persona fidata mica una qualunque; più rispetto di così. Alla fine ciò che conta ‘Roberta' è che tu non ti sia rifatta una vita, tutto il resto ci può stare.