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30 Settembre 2021
19:15

Omicidio Partinico, 30enne incinta sgozzata dall’amante: “Non volevo lo sapesse la mia famiglia”

Antonio Borgia, a novembre del 2019, ha ucciso la sua amante Ana Maria Lacramioara, incinta al quarto mese. La donna è stata brutalmente accoltellata, prima ai fianchi, poi alla gola, trascinata per terra, e bastonata in testa. Solo oggi, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato l’uomo all’ergastolo, si scopre il motivo di tanta crudeltà: “Voleva sbarazzarsi della gravidanza di Ana, che avrebbe potuto fortemente turbare la propria immagine famigliare e sociale, l’immagine di uomo, rispettabile padre di famiglia e imprenditore”.
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Voleva sbarazzarsi della gravidanza di Ana, che avrebbe potuto fortemente turbare la propria immagine famigliare e sociale, l’immagine di uomo, rispettabile padre di famiglia e imprenditore”. È questa la motivazione che ha spinto Antonino Borgia, originario di Partinico, a uccidere a coltellate la sua amante Ana Maria Lacramioara. La donna all’epoca portava in grembo suo figlio. Il gesto, efferato e ingiustificabile, è avvenuto a novembre del 2019, ma solo oggi sono state rese note le motivazioni alla base del delitto.

È quanto si legge nelle 130 pagine contenenti le motivazioni della sentenza con cui Antonino Borgia è stato condannato all’ergastolo: omicidio volontario premeditato, aggravato dalla crudeltà, dai futili motivi e dal fatto che la vittima fosse incinta di quattro mesi, procurato aborto e occultamento di cadavere. Aveva 30 anni Ana quando Borgia le ha tolto la vita. Era incinta di un figlio che l’uomo sosteneva non fosse suo e per il quale la donna lo aveva ricattato, diceva. La minaccia, secondo l’omicida, era più o meno questa: "O mi dai 3mila euro, oppure riferisco alla tua famiglia che aspetto un bambino da te". Dalle intercettazioni, oggi, sappiamo che l’uomo in carcere, ha raccontato: "Questa gran put***a mi ha preso in giro, le sue intenzioni erano di consumarmi, perché pure lei lo sapeva che il bambino non era mio. Mi ha messo sotto pugno questa rumena e mi ha chiesto 3mila euro”. E invece sotto pugno Ana non ha messo nessuno. Anzi, è diventata lei la vittima. Sotto pugno, sotto lama, sotto percosse, sotto violenza sessuale e psicologica.

Le prime forme di violenza erano iniziate quando il Borgia aveva costretto la donna a presentarsi da un ginecologo, chiedendo di abortire, ma il medico, essendo un obiettore di coscienza, si era rifiutato. Poi è arrivata quella che il tribunale ha definito "una precisa, ferma e persistente volontà omicida" dell’uomo. I due avrebbero avuto prima un rapporto orale, poi lui sostiene di aver litigato con la ragazza a causa della richiesta dei 3mila euro e da lì il raptus. L’uomo l’ha accoltellata prima al fianco, la ragazza ha cercato di difendersi, ma è stata trascinata via per una gamba. Il Borgia ha perso il coltello e l’ha trascinata nuovamente per un braccio. "Aiuto, aiuto, ti prego Signore. Devo morire? Dimmelo?", gridava Ana durante l’aggressione. La donna soffriva in silenzio, per sé e per il figlio che portava in grembo, ma non aveva già più le forze di parlare. Allora il Borgia ha preso un bastone, l’ha colpita in testa e l’ha finita. "Le ho dato due bei colpi, però non moriva. Aveva un buco nel fianco con le budella fuori. Allora le ho tagliato la gola in modo tale che riposasse. Le ho fracassato la testa perché ancora rantolava". In seguito, Antonino, intercettato dagli inquirenti, ha confessato di aver gettato il corpo della donna su un furgone, come si fa con i sacchi di cemento e ha continuato a infierire sul cadavere, frantumandole il cervello. L’uomo, spiato dalle cimici degli inquirenti, ha raccontato anche che Ana avrebbe dovuto essere bruciata: "Avevo preparato la legna, la facevo scomparire completamente. Avevo anche preparato l'acido cloridirco, la infilavo dentro un fusto e avrei squagliato anche il fusto".

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