Omicidio Nada Cella, Annalucia Cecere condannata a 24 anni di carcere e Soracco a 2: “Giustizia è fatta”

È arrivata la sentenza di primo grado da parte della Corte d’Assise di Genova per l’omicidio di Nada Cella. Annalucia Cecere, ex insegnante accusata di aver ucciso la giovane segretaria il 6 maggio 1996 a Chiavari, è stata condannata a 24 anni di carcere.
La Corte ha inoltre condannato anche Marco Soracco, datore di lavoro della vittima e imputato per favoreggiamento, a due anni di carcere. Dopo una camera di consiglio di sei ore, il presidente della Corte Massimo Cusatti ha letto il verdetto di condanna, escluse le aggravanti. La pm Gabriella Dotto aveva chiesto l'ergastolo per Cecere (difesa dagli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini) e quattro anni per Soracco (avvocato Andrea Vernazza).
L'ex insegnante è stata anche condannata dalla Corte d'assise di Genova a risarcire le parti civili. A Silvana Smaniotto, madre di Nada Cella, dovrà pagare una provvisionale di 100mila euro, alla sorella Daniela Cella 50mila euro e allo zio Saverio Pelle 20mila euro. Anche Marco Soracco è stato condannato al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per Silvana Smaniotto e Daniela Cella e di 5mila euro per Saverio Pelle. Gli imputati sono stati inoltre condannati alla rifusione delle spese di costituzione di difesa sostenute dalle parti civili per complessivi 13.208,90 euro per Silvana Smaniotto, e 8.970 per Daniela Cella e Saverio Pelle, che dovranno essere pagati al 90% da Anna Lucia Cecere e al 10% da Marco Soracco.
Le reazioni
"Giustizia è fatta", ha commentato subito dopo la lettura del dispositivo Silvia Cella, cugina di Nada, presente in aula, la quale ha aggiunto: "In questo momento sono un po’ frastornata. La soddisfazione è quella di avere avuto una corte che ha riconosciuto la responsabilità di questo omicidio. Ho pianto sì. In tanti prevedevano un’altra cosa e sono stata un po’ sorpresa. Ho già sentito la mamma di Nada, era in lacrime. Non se lo aspettava neanche lei".
"Inaccettabile, ci opporremo", ha detto Marco Soracco. La Corte ha disposto 90 giorni per le motivazioni. "Le sentenze non si commentano. Sicuramente appelleremo perché è una sentenza che non ci soddisfa. Dobbiamo leggere le motivazioni ma non riesco a comprendere come si sia arrivati a una decisione del genere visto che c'era stata una sentenza di proscioglimento da parte del giudice", hanno invece commentato gli avvocati Giovanni Roffo e Gabriella Martini, difensori di Anna Lucia Cecere, dopo la condanna.
Il procuratore: "Arrivati a condanna senza prova scientifica"
La condanna per l'omicidio di Nada Cella è arrivata grazie "alla ricostruzione della relativa dinamica e del movente da parte della collega pm titolare delle indagini e della squadra mobile di Genova attraverso una scrupolosa rilettura e rivalutazione degli esiti delle indagini originariamente svolte, che si erano concluse con l'archiviazione del caso". Così il procuratore capo Nicola Piacente che ribadisce che per la Cecere "continua in ogni caso a valere il principio della presunzione di non colpevolezza per gli imputati. L'analisi dei nuovi elementi addotti dal team che ha patrocinato la madre della vittima – rileva Piacente – hanno consentito alla Procura di chiedere e ottenere nell'agosto del 2021 la riapertura delle indagini, la ricerca, individuazione e valorizzazione di nuove prove, mai emerse nel corso delle indagini svolte subito dopo l'omicidio. Si tratta di nuove prove che, integrando il compendio indiziario già esistente, hanno condotto alla ricostruzione della dinamica del delitto, alla individuazione della presunta responsabile e del movente, nonché del presunto favoreggiatore. Tale risultato è stato ottenuto prescindendo da una prova scientifica (presente agli atti ma di valore "neutro", visto che le uniche tracce genetiche esaminate e utilizzabili erano quelle della vittima), bensì attraverso la valorizzazione del complessivo compendio di elementi precisi e concordanti raccolti nelle indagini ed evidenziati a dibattimento, dai quali è scaturita, allo stato in primo grado, una affermazione di responsabilità "oltre ogni ragionevole dubbio"".
Il caso Nada Cella in aula
Il verdetto è arrivato dopo quasi trent’anni di indagini, archiviazioni e riaperture su uno dei casi di cronaca più noti e controversi della Liguria. Nada Cella aveva 24 anni quando venne trovata senza vita nello studio del commercialista Soracco, colpita più volte alla testa con un oggetto contundente mai ritrovato. Per anni l’inchiesta non è riuscita a individuare un responsabile e il delitto sembrava destinato a rimanere senza colpevoli.
Secondo l’accusa, rappresentata in aula dalla pm Gabriella Dotto, Cecere avrebbe agito per gelosia e invidia, legate sia al posto di lavoro sia a un presunto interesse affettivo nei confronti di Soracco. La Procura aveva chiesto per l’imputata la condanna all’ergastolo, contestando l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla crudeltà. Per Soracco era stata invece avanzata una richiesta di condanna a quattro anni per favoreggiamento personale.
La difesa di Cecere ha sempre sostenuto l’estraneità della donna ai fatti, parlando di un processo costruito su elementi indiziari e su presunte lacune investigative. Soracco si è invece difeso ribadendo l’assenza di una possibile relazione con la Cecere e la mancanza di qualunque condotta volta a ostacolare le indagini.

In aula, al momento della lettura del dispositivo, era presente Soracco. Cecere ha seguito l’esito del processo dalla sua abitazione di Boves, in provincia di Cuneo. La Corte, presieduta da Massimo Cusatti, si era ritirata in camera di consiglio alle 9:45.
Fuori dal tribunale e tra i banchi dell’aula, l’attesa è stata vissuta soprattutto dai familiari di Nada Cella. In prima linea la cugina Silvia Cella, che ha seguito tutte le udienze, sostenendo la madre della vittima, Silvana Smaniotto, rimasta invece a casa. Accanto alla famiglia, in questi anni, anche la criminologa Antonella Pesce Delfino, il cui lavoro ha contribuito in modo decisivo alla riapertura del caso nel 2021.