Nel 2017 moriva in una discoteca spagnola Niccolò Ciatti, ragazzo di appena 22 anni. Il suo omicidio è stato ripreso da una serie di cellulari e per quello è attualmente in carcere Rassoul Bissoultanov, ceceno di 28 anni. Tra qualche mese potrebbe tornare in libertà: se il processo non si terrà entro il 12 agosto, Bissoultanov sarà scarcerato. A Fanpage.it il padre di Niccolò, Luigi Ciatti ha raccontato una guerra iniziata quattro anni fa. "Spesso sentiamo tante violenze e ci si dimentica piano piano di parlare di alcune cose – ci dice al telefono – ma noi siamo qui e non dimenticheremo mai. La nostra battaglia è costante, giorno dopo giorno".

Quante persone sono state mandate a processo per l'omicidio di Niccolò?

Attualmente sappiamo che ci andrà l'uomo che è in carcere e un altro dei due "complici" ancora a piede libero, uno di quelli ripresi dal video che li ha incastrati. Il terzo responsabile ha ottenuto un'archiviazione provvisoria: se emergerà qualcosa a suo carico, rientrerà nel processo. Non sappiamo quando si terrà il procedimento, ma è probabile avvenga tra aprile e maggio. Il 12 agosto saranno quattro anni da quella terribile notte e se non si terrà il processo per allora, Bissoultanov verrà scarcerato.

La sua famiglia ha mantenuto contatti con il Ministero degli Esteri?

Dal Ministero della Giustizia e degli Esteri ci sono arrivate le risposte della lettera scritta dal sindaco di Scandicci. Io ho avuto nel tempo la possibilità di parlare con il ministro Bonafede e tutte le volte che ho avuto necessità di interfacciarmi è stato sempre molto disponibile. Mi sento di dire che le nostre istituzioni hanno fatto quello che potevano e dovevano: interfacciarsi con le autorità spagnole che hanno il vero potere su questa vicenda. Noi vogliamo solo giustizia per Niccolò.

Lei è mai riuscito a processare quello che è successo a suo figlio?

No, penso che nessuno ci riesca. Razionalmente so che non è stata una disgrazia, chi lo ha ucciso poteva fermarsi e non l'ha fatto. Ha agito per uccidere e questo rende quello che è successo a Niccolò ancora più assurdo e doloroso. Si va in discoteca per divertirsi, magari vai anche per cercare rogne come i tre aggressori di mio figlio e se ne sentono tanti, ma non vai lì per uccidere. Quelle persone hanno colpito per uccidere e le autorità spagnole ci hanno riconosciuto questo: un procedimento per omicidio volontario. Però questo non riporterà mai indietro mio figlio. Sapere che non gli parlerai mai più è come avere un coltello costantemente piantato nel cuore, un dolore fisso che non ti lascia mai. Questi quattro anni personalmente non mi fanno più credere nel perdono.

Non ci crede? 

No, è una parola che ho cancellato. Non puoi perdonare non solo chi ha colpito a morte tuo figlio, ma anche chi ha avuto il concorso di colpa. Non puoi lavare via tutto con un colpo di spugna: il colpevole rischia 20 anni di carcere, più o meno. Una buona parte della sua vita, ma uscirà di galera che avrà poco più di 40 anni. Mio figlio invece da dov'è non si sposta: ha perso tutta la sua vita, per sempre, ed è come se l'avessimo persa anche noi. Quell'uomo, un giorno, sarà fuori di galera e invece mio figlio non sarà mai fuori. Non posso perdonare qualcuno che ha strappato il futuro a mio figlio. Questi quattro anni non sono stati anni di indagini, sono stati anni di attesa.