Da quando suo figlio è morto in una discoteca spagnola, Luigi Ciatti non ha pace. Sono passati più di 41 mesi e giustizia ancora non è stata fatta. In un carcere ai confini con la Francia c'è Rassoul Bissoultanov, un ceceno di 28 anni con precedenti penali per violenze. Tra qualche mese potrebbe tornare in libertà. Nel 2017 uccise in una discoteca di Lloret de Mar il giovane Niccolò, ragazzo fiorentino lì in vacanza.

Era stato aggredito da un gruppo e, stordito, era rimasto a terra davanti a centinaia di ragazzi che assistevano alla scena. Il colpo di grazia è stato filmato da uno smartphone: una mossa di arti marziali che ha definitivamente stroncato Niccolò. Il video è stato la prova incontrovertibile che i magistrati hanno usato per accusare il 28enne di omicidio volontario. Se non si terrà il processo entro il 12 agosto, il killer sarà scarcerato. Secondo quanto dichiarato da Luigi Ciatti, il rischio che diventi latitante è altissimo. Sette mesi, poi, sono pochi per avviare il dibattimento con tutti gli adempimenti burocratici, come le notifiche ai testimoni. La pandemia rappresenta un'ulteriore complicazione.

In campo scende anche il governo italiano. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha risposto a una lettera inviata dal sindaco di Scandicci: "Ho dato istruzioni alla nostra Ambasciata a Madrid affinché intervenga presso le autorità spagnole per sollecitare il procedimento penale". Il sindaco Sandro Fallani lo ha ringraziato pubblicamente sulla sua pagina Facebook. "Ho informato il babbo Luigi e speriamo che le parole del ministro trovino rapida attuazione".

La vicenda

Quando uccisero Niccolò in Spagna, i genitori erano in Trentino. Alle cinque del mattino li ha chiamati un amico del figlio dicendo loro che il ragazzo era in ospedale, ma che non si avevano notizie sulle sue condizioni di salute. Quattordici ore di viaggio per raggiungere Girona in auto e scoprire che Niccolò era in terapia intensiva, ma stabile. Subito dopo, però, la frase che ha fatto capire loro che il ragazzo stava morendo: "L'infermiera ci ha chiesto quando saremmo arrivati – racconta il padre Luigi – e capisco che se vogliamo vedere Niccolò vivo, dobbiamo far presto". Quando arrivano, capiscono che i medici hanno aspettato loro per staccare la spina.