Alberto Stasi resta in carcere. I giudici della corte d’Appello di Brescia hanno risposto no alla richiesta di revisione del processo presentata dal difensore di Stasi, Laura Panciroli lo scorso luglio.  La decisione dei giudici bresciani è stata depositata questa mattina. "Confermo il rigetto" si è limitato a dire il presidente della corte d'appello di Brescia Claudio Castelli. Tre mesi fa Panciroli aveva parlato di "elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte, la responsabilità" dello Stasi, condannato con sentenza definitiva della Corte di Cassazione per l'omicidio dell'allora fidanzata Chiara Poggi a Garlasco.

Nessun nuovo elemento

"Le circostanze su cui era basata la sua condanna sono ora decisamente smentite" aveva detto l'avvocato di Stasi lo scorso luglio. Il delitto è andato in scena il 13 agosto del 2007 nella cittadina del Pavese divenuta poi nota alle cronache proprio per l'omicidio di Chiara Poggi. Fu proprio Stasi a dare l'allarme chiamando il 118. "Ho trovato una persona uccisa in via Pascoli, venite" dirà il giovane studente agli operatori. Pochi minuti dopo il corpo di Chiara Poggi verrà scoperto nella villetta di famiglia in cui era rimasta sola mentre la famiglia era in vacanza fuori. Stasi, che in quei mesi lavorava alla sua tesi di laurea, dirà agli inquirenti di aver trovato il corpo della fidanzata riverso nel sangue. L'autopsia stabilirà che a uccidere la giovanissima vittima erano stati alcuni colpi di un grosso martello, una mazzetta, sferrati verosimilmente mentre la ragazza era di spalle. Per i medici legali, infatti, Chiara no ha avuto la possibilità di difendersi.

Genitori di Chiara Poggi: "Basta, vogliamo l'oblio"

"Le carte sono note a tutti da anni: ci sono indizi vari, gravi e convergenti. Era quasi impossibile immaginare quale elemento di novità ci potesse essere per riaprire il processo. Gli elementi portati dalla difesa non sono nuovi né decisivi". Così l'avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia di Chiara Poggi. "Che l'esito fosse questo – aggiunge – era abbastanza evidente fin da luglio, quando avevano deciso di respingere l'istanza di scarcerazione. Sarebbe stato un po' crudele e originale tenerlo in cella per poi accogliere l'istanza di revisione. Se l'intenzione fosse stata questa, gli avrebbero concesso almeno i domiciliari". "Li ho sentiti tesi, stanchi, seccati – dice dei genitori di Chiara – anche loro hanno diritto all'oblio, invece di essere continuamente tenuti in sospeso da queste iniziative pretestuose. Si augurano maggiore rispetto anche per loro".

Condannato in Cassazione

Alberto Stasi, che in primo grado era stato assolto dall'accusa di omicidio, verrà condannato in appello. Quella presentata lo scorso luglio, per lui, è la seconda richiesta di revisione. Tre anni fa la difesa di Stasi puntò il dito contro un amico del fratello di Chiara Poggi, il cui DNA sarebbe stato trovato sotto le unghie di Chiara. Anche in quel caso la richiesta venne respinta perché, come dimostrato dall'autopsia, Chiara non aveva avuto la possibilità di difendersi e ogni traccia sotto le sue unghie non era da ritenersi contestuale all'omicidio.